The Young Pope, Paolo Sorrentino è un Santo



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“The Young Pope”: quando Sorrentino come Madre Teresa di Calcutta e i Led Zeppelin trova nei dettagli, la via diretta per il Paradiso

ATTENZIONE SPOILER

Quando avete intenzione di ricattare qualcuno, minacciatelo di spoilerargli un serie tv.  A me, per esempio, terrorizzano gli spoiler di “The Young Pope”, la nuova serie di Paolo Sorrentino, un nome, una scena di venti minuti.

Ne abbiamo lette tante sulla nuova serie del regista partenopeo: impegnata, spigolosa e probabilmente, incomprensibile a molti che però la idolatrano egualmente perché, Sorrentino è Sorrentino.

Ma i dettagli?

Sono i dettagli che rendono questa serie geniale, unica, assoluta. Tra amici del Venerdì, se ne sarà parlato, qualcuno, ad un tratto avrà menzionato Dieane Keaton che, suora di una certa età, indossa fiera la sua T-Shirt con scritto “SONO VERGINE, MA QUESTA MAGLIETTA E’ VECCHIA“, ironia, lame di sarcasmo che tagliano le lunghe scene di un capolavoro dei nostri giorni.

Aspettiamo tutti la sigla per ammirare Jude Law camminare tra le bellezze artistiche nostrane, mosso da una colonna sonora rockettara e assolutamente di quel Sorrentino che alla cerimonia degli Oscar 2014 ringraziò le proprie ispirazioni: “Grazie alle mie fonti di ispirazione – disse in occasione della premiazione de La Grande Bellezza come migliore film straniero – Talking Heads, Federico Fellini, Martin Scorsese e Maradona. Grazie a Roma e a Napoli e alla mia personale grande bellezza: Daniela, Anna e Carlo”.

Una grande, grandissima bellezza quella di “The Young Pope” che vede Jude Law ribadire innumerevoli volte il rimprovero  a Voiello nel fare pensieri impuri su la Venere di Willendorf, dettagli insignificanti rispetto ad una storia di contraddizioni, a un Papa che è contraddizione, dettagli che, però, delineano l’originalità di un’opera maestosa come una serie scritta e diretta da un napoletano che in cinquanta minuti ci mostra Napoli, Roma, il Vaticano, il mondo in tutta la sua piccolezza.

Già, perché il mondo è più piccolo dell’essere umano che può pensarlo, e Sorrentino pensa, pensa e, alla fine, ci regala la passione di una suora americana per il basket, una canzone di Nada che, ormai, conosciamo tutti. Ma tra suore atipiche, immagini lucide e Giovanni Paolo II con volto cadaverico sbattuto in sigla come fosse un giocattolo, siamo arrivati alla sesta puntata, ogni venerdì è una chiacchierata al bar, è un nuovo bagaglio di dettagli e come Suor Mary dice a Voiello: “Il Papa è un Santo”, io dico: Ogni venerdì, Sorrentino è un Santo.

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