Trasfusioni, Strasburgo riconosce danno morale

Strasburgo

L’Associazione Giovani Talassemici di Lecce ha iniziato una battaglia a favore delle centinaia di pazienti italiani affetti da epatite B e altri virus, a causa delle trasfusioni di sangue infetto

 A Strasburgo, la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto la richiesta di risarcimento, stabilendo una cifra pari a 20 milioni di euro per 375 individui che hanno subito dannose trasfusioni. Fra le patologie riscontrate nei pazienti, l’epatite B e C ma, ancor più grave, l’AIDS. Per questa ragione, essi riceveranno una somma di circa 20mila o 30 mila euro a testa.

Le conquiste ottenute, tuttavia, sono frutto di una difficile battaglia durata più di dieci anni, finché il Parlamento non ha deciso di emanare una legge che prevedesse una procedura transattiva, ovvero, la possibilità di presentare le domande di risarcimento a partire dal 2010. Procedura la quale é stata tuttavia ostacolata da un successivo decreto, i cui criteri sfavorivano molti dei pazienti danneggiati. Nel momento in cui la questione sembrava giunta a un vicolo cieco, l’avvocato Paola Perrone ha preso in mano le redini della situazione, facendo ricorso e appellandosi alla Corte di Strasburgo. I giudici europei hanno aperto la causa pilota, nella quale sono confluiti poi i ricorsi provenienti da altre regioni d’Italia, i cui ricorrenti erano circa 800, sebbene solo poco meno della metà di essi abbiano infine ottenuto il risarcimento.

Per l’avvocato Perrone, si tratta comunque di “Una vittoria faticosama dedicata alla salute dei cittadini e al futuro della sanità pubblica”, un risultato per il quale “Siamo felici di esser stati i primi in Italia e gli unici in Puglia ad aver creduto nella corte di Strasburgo”.

La conquista ottenuta riguarda il danno morale, cui segue il riconoscimento della violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo