Trullo pugliese: un esempio di architettura spontanea

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Il trullo pugliese: un tradizionale esempio di architettura spontanea del Mediterraneo

[ads2] Il Trullo pugliese, così come lo splendido complesso dei Sassi di Matera, costituisce solo una minima parte dei preziosi esempi di architettura spontanea disseminati per il mondo.

Perché parlare di tradizione e architettura primitiva, nel contesto dell’energia rinnovabile e dell’eco-sostenibilità, argomenti che lasciano intendere, ai giorni nostri, un apporto tecnologico e innovativo quasi inevitabile?

Trullo pugliese
Trullo pugliese nella valle d’Itria

Soltanto negli ultimi secoli, in realtà, costruire rispettando l’ambiente, è diventato un aspetto secondario dell’edilizia. I nostri antenati ci hanno lasciato in eredità centinaia di tipologie differenti di edifici, trasformati nell’era moderna in asettiche mete turistiche, da cui poter imparare ad adattare le nostre esigenze abitative limitando l’impatto che l’edilizia ha inevitabilmente sull’ambiente e creando un nuovo legame con la terra e i materiali che essa ci offre quotidianamente. In poche parole, l’architettura spontanea non è altro che una nuova guida, un’ispirazione che risiede nel nostro passato.

 

trullo pugliese
Costruzione del trullo pugliese

Energy-zon visita, come prima tappa del “viaggio” alla ricerca delle architetture spontanee di tutto il mondo, la valle d’Itria, splendida area centrale della Puglia, impreziosita dalla presenza del tipico piccolo edificio di ispirazione preistorica: il trullo pugliese.

Questi piccoli e straordinari edifici rappresentano efficacemente come la forma e i materiali impiegati nella costruzione, s’inseriscono perfettamente nell’ambiente, diventando essi stessi parte dell’ambiente.

Il trullo rientra nella più generica tecnica edilizia preistorica delle cosiddette “case in pietra a secco”, tipiche della zona del mediterraneo. Nonostante le origini di questa piccola dimora siano addirittura preistoriche, era abitudine dei costruttori, in caso di danni, abbattere l’edificio e costruirne uno nuovo riutilizzandone ovviamente i resti. Questo è il motivo, per cui, non esistono attualmente trulli più antichi del 16° secolo.

Il clima dell’area pugliese, dovuto alla sua particolare posizione geografica, necessitava la costruzione di case che mantenessero un ambiente interno fresco d’estate e difendessero l’interno dal freddo invernale. Il difficile legame con il clima, è un argomento ovviamente ancora insidioso nell’edilizia contemporanea, a cui però, nonostante le tradizionali costruzioni disseminate nel nostro territorio sorte per ovviare questo problema, non sempre gli architetti e costruttori riescono a venire a capo.

Lo spesso muro in pietra costruito a secco (ovvero senza l’uso di leganti), le piccole e scarse aperture, il colore esterno e il rivestimento interno in legno, costituiscono il semplice e allo stesso tempo complesso sistema tecnologico del trullo pugliese. Il grande spessore del muro perimetrale, permette infatti di assicurare un’elevata inerzia termica e di creare un clima interno fresco d’estate e caldo d’inverno. Il piccolo nucleo abitativo può essere singolo o “a grappolo” ed è sormontato dalla piccola copertura conica concluso in un cappello con pinnacolo in gesso. La piccola copertura è ciò che in effetti rende unica questa costruzione pugliese, realizzata da un doppio strato di lastre calcaree dette “chianche” e piccole lastre esterne dette “chiancarelle”.

La preziosità di questi edifici e la loro incredibile resistenza, ne ha permesso la permanenza nei territori pugliesi tanto da rientrare nel Patrimonio dell’UNESCO.

Redazione ZONhttps://zon.it
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Updated on 22 September 2021 - 23:05 23:05