Trump
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Dopo i fatti della giornata di ieri, le piattaforme social hanno bloccato gli account di Donald Trump

Trump e i social network, durante il tumultuoso periodo della sua vita da candidato Presidente prima e da inquilino della Casa Bianca poi, hanno vissuto momenti di grande tensione e censura, accompagnati allo stesso tempo da periodi di grande fama e gloria.

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Il ruolo dei social nella sua elezione del 2016

Se Donald Trump è stato il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, una gran parte di merito la deve anche ai social network. Mentre tutti i sondaggi lo davano spacciato nei confronti della candidata democratica, Hillary Clinton, Trump vinceva ogni battaglia social. Ed è proprio nell’universo dei nuovi media che il Tycoon ha creato una macchina di consenso incredibile. Andando a scavare nel disagio e nel malcontento crescente dell’America più nazionalista. L’America del suprematismo bianco, dei sobborghi e dell’entroterra rurale, del sentimento anti-cinese, dell’orgoglio a stelle e strisce trasformato in odio e diffidenza verso lo straniero. Una strategia che ha portato Trump alla Casa Bianca e gli USA verso un equilibrio sociale molto precario. I social network hanno rappresentato un amplificatore formidabile di idee e tendenze in grado di spingere milioni di elettori a votare per lui. Un meccanismo complesso e scaltro che le piattaforme non hanno in alcun modo limitato o vietato, risultato vincente per il candidato Repubblicano.

L’incrinarsi del rapporto tra i social e il Presidente

Ogni bella storia che si rispetti ha sempre i suoi momenti di crisi che possono portare al disfacimento totale del rapporto o ad un semplice stato di tensione passeggero. Nel caso della relazione tra Trump e i social network si è passati rapidamente da un gelo iniziale ad una vera e propria guerra. Il Presidente USA nei mesi precedenti alle elezioni aveva minacciato di chiudere i social, in particolare Twitter, perché silenzia i conservatori“. Twitter motivava le sue ragioni affermando che alcuni post erano “privi di fonti” o addirittura fuorvianti. Trump a quel punto non ha apprezzato la ramanzina digitale e ha tuonato: Twitter reprime la libertà d’espressione e io, come presidente, non permetterò che questo accada“.

Il blocco degli account di Trump

La giornata di ieri 6 Gennaio 2020 è destinata a passare alla storia come una delle pagine più buie della democrazia Americana e mentre a Washington fedelissimi fanatici del presidente Trump, iniziavano a far pressione sull’ingresso del Campidoglio, sui social il dibattito si infuocava. A quel punto, Trump ha postato un video in cui parlava di elezioni rubate e diceva ai suoi sostenitori “so come vi sentite, so che siete addolorati e feriti, ma ora dovete andare a casa”. Su Twitter allora, molti utenti hanno iniziato a chiedere con insistenza di rimuovere il contenuto. Richiesta esaudita nella notte italiana: “Come conseguenza alla situazione violenta senza precedenti a Washington – ha dichiarato Twitter – abbiamo chiesto la rimozione di tre tweet di Donald Trump che sono stati postati oggi ma che violano le nostre policy sulla Civic Integrity. Ciò significa che l’account di @realDonaldTrump rimarrà bloccato per 12 ore dopo la rimozione di questi Tweet. Le future violazioni delle Regole di Twitter comporteranno la sospensione permanente del account”. La decisione di Facebook è arrivata qualche ora più tardi, prima con la rimozione dello stesso video di Trump, poi con la sospensione degli account del Tycoon per 24 ore.

La democrazia al tempo dei social network

Dopo questa forte presa di posizione da parte di Facebook e Twitter il dibattito certamente non si placa anche a causa delle sue radici lontane. Come abbiamo visto, Trump in un primo momento ha giovato del lassismo dei media digitali sulla divulgazione di contenuti in grado di inasprire il dibattito pubblico ed indirizzarlo a suo favore. Oggi la situazione è ben diversa ma ancor più delicata. La base delle incertezze odierne si fonda sulla fragilità di un sistema democratico giunto alla saturazione di idee ed opinioni. Ma davvero vogliamo lasciare nelle mani delle piattaforme la valutazione sulla veridicità di una notizia o di una affermazione? La difficile relazione tra Trump è i social network deve e dovrà essere inclusa in un discorso più ampio sulla libertà di espressione. Un discorso sul significato stesso di democrazia, sulla responsabilità dei media e dei singoli cittadini.

Un modello da ricostruire

Gli avvenimenti di Washington e le sue conseguenze sono da condannare anche in quanto azioni nate attraverso la diffusione di odio e fake news tramite le stesse piattaforme che ora usano il pugno di ferro quando è ormai troppo tardi per riparare gli errori di anni di lassismo. La nostra vita mediatica va rifondata attorno alla credibilità e alle competenze con una seria regolamentazione e senza l’ingerenza arbitraria di algoritmi. La censura in ogni sistema democratico e in tutte le sue forme non può mai, in nessun modo, essere considerata un bene.

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