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In seguito alla pubblicazione di un post che minacciava l’ex presidente degli USA Donald Trump, Twitter ha sospeso un account sospetto in Iran

Twitter ha sospeso permanentemente un account sospetto dell’Iran in seguito alla pubblicazione di un post che sembrava minacciare l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nell’immagine pubblicata nella tarda serata di giovedì, Trump veniva mostrato nell’atto di giocare a golf all’ombra di un gigantesco drone, con la didascalia “La vendetta è certa” scritta in farsi.
In risposta a una richiesta di commento da parte dell’Associated Press, un portavoce di Twitter ha affermato che l’account era falso e violava la “politica di manipolazione e spam” dell’azienda, senza spiegare come si è arrivati ​​a tale conclusione. Il post in questione, secondo quanto affermato, avrebbe violato la politica di comportamento abusivo imposta dall’azienda ai suoi utenti.

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In Iran, si ritiene che l’account sospetto – @khamenei_site – sia collegato all’ufficio del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei perché il suo comportamento rispecchiava quello di altri account identificati dai media statali come legati al suo ufficio. Altri account legati all’ufficio di Khamenei che non hanno twittato la foto del drone da golf, incluso il suo account principale in lingua inglese, sono rimasti attivi.
La foto era stata anche messa in risalto sul sito web del leader supremo ed è stata ritwittata dal principale account in lingua farsi di Khamenei, @Khamenei-fa, che apparentemente l’avrebbe cancellata dopo la pubblicazione.

Le recenti controversie

All’inizio di questo mese, Facebook e Twitter hanno tagliato fuori Trump dalle loro piattaforme per incitamento all’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti. Si è trattato di una decisione senza precedenti, che ha sottolineato l’immenso potere dei giganti della tecnologia nel regolamentare il comportamento sulle loro piattaforme. Gli attivisti hanno presto esortato le aziende ad applicare le loro politiche allo stesso modo ad altre figure politiche in tutto il mondo, al fine di combattere l’incitamento all’odio e i contenuti che incoraggiano la violenza.

L’avvertimento nella didascalia del post incriminato fa riferimento alle osservazioni di Khamenei risalenti al mese scorso, in occasione del primo anniversario dell’attacco da parte degli Stati Uniti nel corso del quale è rimasto ucciso il generale della Guardia rivoluzionaria iraniana Qassem Soleimani, a Baghdad. Nel suo discorso Khamenei non nominò direttamente Trump, ma ribadì un voto di vendetta contro coloro che avevano ordinato ed eseguito l’attacco a Soleimani.

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