vasco brondi conferenza stampa
materiale ufficio stampa

Zon.it ha partecipato alla Conferenza Stampa di Vasco Brondi. Il cantautore, quattro anni dopo aver spento le Luci della Centrale elettrica, torna con “Paesaggio dopo la Battaglia”

Sono passati quattro anni da quando Vasco Brondi ha spento “Le luci della Centrale Elettrica“.

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Quando ho chiuso il progetto – spiega il cantautore – intendevo ripartire alleggerito. Sentivo che si sarebbe chiuso un ciclo. Non mi sono obbligato a stupire: volevo essere autentico“. Il 7 maggio arriverà nei negozi di dischi “Paesaggio dopo la Battaglia“, un album firmato per la prima volta solo da Vasco Brondi. Il nuovo prodotto è talmente sincero da sembrare un flusso di coscienza: “Negli ultimi anni ho iniziato la pratica di riprendermi la musica e la scrittura come miei intimi strumenti, che stavo perdendo. Come conoscenza di me stesso, come meccanismo di guarigione. L’arte è un anticorpo“.

Canzoni in tempo di pandemia

La scrittura del disco è durata due anni. Alcune canzoni si sono generate, come fenici, dalle “ceneri” della pandemia: “Ho sentito che le canzoni rafforzavano il sistema immunitario durante il lockdown. Ho capito che la musica non è fatta necessariamente per essere venduta, perché non bisogna sottovalutare il mistero che c’è dietro le canzoni“. Altre, invece, hanno anticipato quei mesi devastanti. E’ il caso di “Ci abbracciamo“, nata quando gli abbracci erano consentiti e non pericolosi. Per Vasco c’è bisogno di una presa di coscienza: “Non siamo superiori a nessuna specie. Stiamo interagendo col nostro ambiente rendendolo inadatto alla vita umana ed adatto alla vita del virus, e questo non fa di noi una specie intelligente“. Insieme al disco uscirà anche un libro dove c’è tutto quello che è esondato dalle canzoni.

La lentezza “calcolata” e l’empatia universale

Le canzoni sono libri di fotografie senza fotografie. E’ importante che siano ricche di dettagli, al netto di qualunque generalizzazione“, commenta Brondi, che ironizza: “Questo spiega la mia lentezza“. Il tempo che il cantautore ha voluto concedersi prima di un nuovo progetto discografico è “fuori luogo e fuori tempo“, come ammette egli stesso. Poi, in sua difesa dice: “Abbiamo introiettato così tanto il lavoro delle macchine che ci sentiamo frustrati se non funzioniamo come loro. Invece siamo governati dalle regole che governano la natura: il vento che a volte c’è e a volte no, i terremoti, le maree. Tutto va a momenti“.

Quando un giornalista gli fa notare che i suoi testi sono percorsi da senso di empatia universale, il cantante si accende: “Il cuore incandescente del pianeta terra è composto delle stesse sostanze di cui siamo composti noi. Credo che esita una certa pietas tra cose, persone, animali. Vasco aggiunge: “Nel ‘Sentiero degli dei‘ (una traccia del nuovo disco, ndr) emerge questa follia per cui noi ci crediamo superiori ad animali e piante. Ma superiori in cosa? Dipende qual è il criterio. Rimettere in discussione questa cosa rende più reale il rapporto col resto delle forme di vita”.

“Fedez è stato un cortocircuito”

Poi, il discorso si sposta su Fedez, il rapper che ha alzato la voce contro la Lega dal palco del Concertone del Primo maggio. Brondi paragona Federico ad un “cortocircuito“: “La cosa interessante è che va a riempire un totale vuoto del dibattito politico. Un vuoto lasciato dalla politica che non parla e che non ha un seguito. Grazie a Dio c’è qualcuno che riempie questo vuoto“.

Infine, dopo averci convinto che “il contrario della guerra non la pace, ma la paura”, Vasco ci dà appuntamento ad un’estate che definisce “rocambolesca“. Il suo augurio è quello di poter uscire dagli schermi: “Ci troveremo in luoghi intimi e potremo guardarci negli occhi. Oggi usciranno le date ma non ci sono ancora le prevendite. I concerti saranno minimali, ma ne sono contento: è una dimensione che mi mette a mio agio“.

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