Venezuela: attentato in diretta tv con i droni contro il presidente Maduro



Venezuela: attentato Maduro

Venezuela: abbattuti in tempo gli ordigni diretti al capo dello Stato Maduro durante il discorso alla nazione

Venezuela: in occasione dell’81esimo anniversario della nascita della Guardia Nazionale si è verificato un attentato ai danni del presidente Maduro. Durante il discorso alla nazione due droni sono stati abbattuti prima che l’obiettivo fosse raggiunto. Sono stati però feriti 7 militari.

Le parole di Maduro: “Sto bene, sono vivo, dopo questo attacco sono ancora più determinato a seguire la via della rivoluzione. Oggi hanno cercato di uccidermi. Non ci sarà perdono. Tutto punta all’ultradestra venezuelana in alleanza con l’ultradestra colombiana, e al fatto che il presidente della Colombia Juan Manuel Santos sia dietro l’attacco. Spero il presidente Donald Trump sia pronto a combattere questi terroristi.” Maduro infatti sostiene che i finanziatori degli attentatori risiedono negli Usa.

L’attentato in diretta

L’attentato che è avvenuto in diretta TV è stato visto in tutto il mondo. In un primo momento le immagini mostrano il presidente che parla al paese, seguito da un forte rumore. Qualcuno guarda in cielo quando alla destra dello schermo un militare cade a terra. La telecamera a questo punto si sposta e si vedono gli altri soldati rompere le righe per mettersi al riparo. Maduro è stato subito messo in sicurezza e portato via dalla sua scorta.

Il ministro delle Comunicazioni qualche minuto dopo è intervenuto per annunciare che il presidente era rimasto incolume di fronte l’attentato. Ha poi aggiunto: “Nel momento in cui una sfilata militare stava concludendosi sull’Avenida Bolivar di Caracas, esattamente alle 17.41 locali, si sono udite alcune esplosioni che si è potuto verificare riguardavano droni che contenevano cariche esplosive e che sono esplosi vicino al palco presidenziale ed in alcune zone residenziali. I droni hanno causato il ferimento di sette persone.” 

La rivendicazione

L’attentato è stato rivendicato da un gruppo di ribelli civili noto come “Soldati in T-shirt”. Il gruppo ha rivendicato il tutto con un tweet in cui ha elencato le azioni che avevano in mente di fare. Hanno poi concluso: “Abbiamo dimostrato che sono vulnerabili. Oggi non ha avuto successo, ma è solo una questione di tempo.” 

Queste le parole contro Maduro: “È contrario all’onore militare tenere al governo chi non solo ha dimenticato la Costituzione, ma ha anche trasformato il suo mandato in un osceno modo per arricchirsi”. 

Secondo i media venezuelani il gruppo di ribelli farebbe riferimento ad Oscar Pérez, ex agente di polizia, che sollevato dalle armi aveva rubato un elicottero e bombardato il ministero della Giustizia e la Corte Suprema di Caracas. È stato poi ucciso in gennaio dalla Polizia in un sobborgo della città.

Il procuratore generale, Tarek William Saab, ha fatto sapere che alcune persone sono state fermate con l’accusa di essere gli autori dell’attentato.

Maduro invece non ha dubbi che dietro tali eventi ci sia la Colombia e il presidente Santos, ma il paese ha risposto alle accuse. “Il presidente [riferendosi a Santos] è concentrato sul Battesimo di sua nipote Celeste e non sul rovesciamento di governi stranieri“.

La reazione degli Stati Uniti e della Russia

Gli Stati Uniti hanno smentito il loro presunto coinvolgimento per quanto riguarda i finanziamenti. Il consigliere alla Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha dichiarato che qualora Caracas avesse avuto informazioni sulla violazione delle leggi americane, indagheranno seriamente.

Reazione di condanna per la Russia invece. In un comunicato diffuso dal mistero degli Esteri si legge: Condanniamo energicamente il fallito attentato contro il presidente della Repubblica. L’azione, evidentemente, aveva come obiettivo quello di destabilizzare la situazione nel Paese, dopo che giorni fa il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv) aveva illustrato le priorità per risollevare l’economia nazionale”. Consideriamo categoricamente inaccettabile l’uso di metodi terroristici come strumento di lotta politica, convinti che la soluzione delle divergenze politiche deve essere ricercata solo in modo pacifico e democratico.”

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