Vertice tra Kim Jong-Un e Donald Trump: era tutta una finta?

Kim Jong-Un Corea Del Nord

Ad Hanoi, in Vietnam, Kim Jong-Un e Donald Trump hanno dato il via alla loro “pace”. Ma siamo davvero sicuri che il pericolo sia stato scongiurato?

Era tutta una finta. Stavamo solo scherzando, in fondo. Ed ora siamo amici come prima, più di prima, perché in realtà ci vogliamo davvero bene. Questo devono aver pensato Kim Jong-Un e Donald Trump, quando ad Hanoi, in Vietnam, si sono ritrovati a tu per tu dopo ben otto mesi dal loro primo incontro a Singapore.

Una lunga stretta di mano, sorrisi e convenevoli prima di un breve colloquio privato, in attesa di un “social dinner” che chiuderà una lunga giornata e farà da preludio ai negoziati di domani. Kim Jong-Un e Donald Trump ora sembrano quasi fratelli, si stimano a vicenda, pronunciano parole al miele l’uno per l’altro.

Dalla parte americana del tavolo ci saranno il segretario di Stato Mike Pompeo e il capo dello staff reggente Mick Mulvaney. Dal lato nordcoreano siederà sicuramente Kim Yong-Chol, ex generale e capo dei servizi segreti ora braccio destro del dittatore. L’altro posto non è ancora ufficialmente assegnato, ma potrebbe andare alla sorella Kim Yo-Jong, consigliera e fedele ombra del dittatore anche in questo summit di Hanoi.

Una vera e propria cena “di famiglia“. Toni tranquilli, leggeri, tensione che non esiste, quasi cancellata, marginalizzata. Siamo davvero sicuri che sia davvero tutto così a posto? O stiamo assistendo solamente ad una finta, alla cosiddetta quiete prima della tempesta? L’impressione, in realtà, pende tutta a favore di quest’ultima, in quanto ai due lati del tavolo siedono due personalità fortissime della politica internazionale.

E ognuno di essi siede per un accordo che agevoli il proprio tornaconto, che permetta di raggiungere i propri obiettivi. Una pace fatta, in realtà, da due serpi in seno. Come potrebbero accordarsi i due leader?

L’unica intesa possibile

Lo scenario che prevede un’intesa tra Kim Jong-Un e Donald Trump è uno solo. Ovvero, nel caso in cui vogliano “vincere” entrambi, quello che prevede la denuclearizzazione solo parziale della Corea del Nord. Ma l’obiettivo non sarà assolutamente raggiunto, in quanto la stessa Pyongyang non è disposta a mollare un centimetro.

Ecco perché si parla solamente di intesa possibile, e non probabile. Il vero problema nasce nel momento in cui due delle personalità mondiali più forti dal punto di vista politico si scontrano o comunque vengono a contatto. Donald Trump vuole un successo per ragioni legate alla politica interna, e lo otterrà. Kim Jong-un ha tutto l’interesse a fare questo regalo al presidente degli Stati Uniti, per motivi economici.

Questo, però, non si concretizzerà prima della fine del mandato del “tycoon” americano. E in ogni caso è verosimile che non dovrà dimostrare di aver davvero avviato la denuclearizzazione prima della fine del mandato statunitense.

La Corea ha già, dalla sua, il possesso dell’arma atomica. Dunque, quest’ultima non solo terrorizzerebbe la Corea del Sud, ma anche il Giappone e, un giorno, anche il continente americano. Da questo punto di vista, dunque, Donald Trump si trova costretto ad evitare una guerra che ora non sembra più così imminente.

Starà però alla bravura del presidente americano, che dovrà “tenere a freno” i “bollori” dell’eccentrico presidente nordcoreano. E questo è tutt’altro che scontato.