2 Marzo 2018 - 14:05

A 107 anni è morto Gillo Dorfles, il rivoluzionario critico d’arte

Gillo Dorfles

Gillo Dorfles era nato a Trieste nel lontano 1910. Tutti erano convinti che fosse un uomo immortale ed invece il rivoluzionario critico d’arte ci ha lasciati all’improvviso, all’età di 107 anni

Gillo Dorfles può esser definito un uomo senza tempo, immortale. Oggi però il rivoluzionario critico d’arte si è spento nella sua dimora a Milano, all’età di 107 anni.

Uomo di grande cultura, Dorfles, ha sempre vissuto in grandi città come Milano, New York, Parigi e Chicago. Qui era solito incontrare i suoi amici ma soprattutto ammirare le nuove arti.

Era nato a Trieste nel  1910 da una famiglia borghese. Ebbe la possibilità di trarre il meglio dalla sua città. Frequentò per esempio Svevo e Saba e costruì amicizie con grandi personaggi  come Bobi Bazlen e Leon Fini

Conseguì una laurea in Medicina specializzandosi poi in psichiatria. L’arte in questi anni era un qualcosa di molto marginale nella sua vita. Nonostante però i mille impegni volse un primo sguardo all’arte e alla pittura. A questi anni risalgono quelli che lui stesso ha definito più volte degli scarabocchi

STORICO DELL’ARTE O CRITICO?

Gillo Dorfles, visto il forte interesse che iniziò a nutrire per l’arte, decise di ricoprire il ruolo di critico. Nel 1948 con Bruno Munari, Atanasio Soldati e Giovanni Monnet fonda il MAC, MOVIMENTO ARTE CONCRETA. Negli anni ’50 l’attenzione di Dorfles è volta soprattutto alla comunicazione di massa. Nel decennio successivo invece insegna estetica in diverse università italiane

E’ bene ricordare che in questi anni l’arte utilitaria stava prendendo il posto dell’arte pura. Ed ecco che in questo clima ripensò la categoria del Kitsch dapprima come espressione del cattivo gusto, poi come parte integrante dell’arte stessa.

I SUOI SUCCESSI

Gli anni ’80 sono invece caratterizzati dal successo riscosso da uno dei suoi libri “L’intervallo perduto” in cui parlava dell’uomo moderno e della sua perdita di consapevolezza del tempo vissuto. Egli si illude di vivere questo tempo quando in realtà non è altro che prigioniero di un eterno presente. A sostenere tutto ciò e dargli più senso e la distinzione fatta dal critico negli anni 90tra “fatti” e “fattoidi

Sono stati moltissimi i riconoscimenti internazionali sia come critico che come pittore. Ciò che resta immortale sono la sua eleganza, il suo stile e soprattutto i suoi insegnamenti

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