80 Euro Renzi: l’ennesima pagliacciata del Governo gialloverde



80 Euro Renzi
Immagine da Pixabay

Il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato che gli 80 Euro di Renzi saranno aboliti. Verranno assegnati solo a chi percepisce 13mila € annui

Ed ecco che un altro bonus utile per l’Italia e per far girare l’economia viene cancellato da questa pessima gestione del Governo Lega-M5S. Il tempo di dire addio ai famosi 80 Euro di Matteo Renzi in busta paga, come misura di sostegno ai redditi più bassi, è arrivato. Ad annunciare l’abolizione e la cancellazione del bonus è stato il vicepremier Matteo Salvini, durante la giornata di ieri. In occasione dell’incontro tra le parti sociali, infatti, si è deciso di comune accordo di abolire la riforma.

La rottamazione dei famosi 80 Euro di Renzi era nell’aria da tempo. Il Governo giallo-verde aveva già introdotto misure a favore degli indigenti e di chi ha perduto il lavoro (come il famoso Reddito di cittadinanza). Allo studio sgravi IRPEF, inoltre, mirano a ridurre il carico fiscale sulle buste paga (la famosa riduzione del cuneo fiscale). Al posto della misura assistenziale fissa in busta paga, saranno introdotte detrazioni che cresceranno al crescere del reddito imponibile.

Il Governo giallo-verde, dunque, si sbarazza una volta per tutte di uno dei suoi “fantasmi” preferiti. Infatti, una misura dettata dal PD, soprattutto quello “renziano”, non poteva assolutamente sopravvivere in auge con un Governo populista simile. Dopo l’ennesima rivoluzione, però, a destare perplessità sono gli effetti finanziari che l’eliminazione della misura scatenerà. E si tratta di una vera e propria catastrofe, che approfondiamo meglio a seguire e che fa storcere fortissimamente il naso sulla bontà dell’operazione.

La penalità per i redditi più bassi

L’annuncio dell’eliminazione del bonus degli 80 Euro di Renzi desta tantissime perplessità, sia in termini di efficacia, sia di equilibrio finanziario. Ci sono vari motivi che connotano quest’operazione del Governo “legastellato” come negativa e assolutamente inutile. Anche perché la misura è servita perfettamente al suo scopo: rilanciare l’economia.

Quando Renzi istituì il Bonus a favore dei redditi compresi fra 8mila e 26mila €, introdusse un beneficio del valore di 960 € l’anno. L’idea era quella di sostenere le famiglie a basso reddito, colpite dalla crisi economica. Inutile dire anche che questo gli avrebbe garantito un potere d’acquisto maggiore. Ciò vuol dire più circolazione di moneta, maggior scambio e maggior commercio. Insomma, un risollevamento totale dell’economia italiana. L’aumento dei consumi sarebbe un toccasana, che favorirebbe la crescita economica.

Ma non è tutto. Le detrazioni introdotte avrebbero come effetto quello di penalizzare le fasce più deboli, ovvero quelle che vanno da 8.145 € a 13 mila €. Questo perché al di sotto della soglia minima il pagamento delle tasse è zero e, dunque, non c’è alcuna detrazione. Da qui si determina un paradosso: chi ha più bisogno riceverà un danno incredibile dal punto di vista economico.

Inutile dire, inoltre, che il regime di decontribuzione provocherà spese nettamente maggiori. Il tutto viene stimato tra i 3,5 miliardi e i 10 miliardi di €, che graverebbero sulle spese statali non permettendo di realizzare le misure promesse dal Governo. Questo, probabilmente, è proprio ciò che vuole l’esecutivo, che si potrebbe appellare proprio a questo per inventare le proprie scuse per non attivare le misure.

Sul futuro, poi, ci sono tantissime incertezze. Da un lato tutti i membri del Governo sono sono d’accordo nel rottamare il Bonus degli 80 Euro di Renzi. Dall’altro, però, non si sa ancora per bene come sostituirlo. Non c’è ancora un’unità di vedute sulle misure sostitutive.

La questione, quindi, non fa altro che dividere ulteriormente le due anime (già ai ferri corti) del Governo. Che, a questo punto, è sempre più vicino a mettere la parola “fine”.

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