Gli 86 anni di un mito… auguri Clint Eastwood!



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Clint Eastwood nel ruolo del biondo, ne Il buono, il brutto e il cattivo

“Clint Eastwood mi piace, perché ha solo due espressioni: col cappello e senza cappello”. Così Sergio Leone, indimenticato maestro del western all’italiana, celebrò l’attore che più di ogni altro incarnò l’etichetta del duro nella sua “trilogia del dollaro”. Oggi compie 86 anni, ed è ancora sulla cresta dell’onda, non solo come attore, ma anche come regista. Recano infatti la sua impronta i bellissimi Mystic River, Million Dollar Baby e Gran Torino

A ottantasei anni, Clint Eastwood sembra ancora un ragazzino, e in effetti Sergio Leone aveva ragione quando disse di lui che aveva solo due espressioni: col cappello e senza cappello.

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Clint Eastwood negli anni Quaranta

Sì, perché se confrontiamo due fotografie, quella dell’attore esordiente a metà degli anni Quaranta, con quelle di oggi, l’espressione di Eastwood è rimasta clamorosamente la stessa: occhi attenti e sguardo compassato, apparentemente impassibile, ma che non smarrisce il minimo particolare.

A cambiare è stato il volto, che oggi è quello di un uomo alla soglia delle novanta primavere, ma gli occhi di Eastwood, di ieri e di oggi, sono ancora quelli del Biondo, il cacciatore di taglie che con Tuco Benedicto Pacifico Pacifico Juan Maria Ramirez, interpretato dall’altrettanto indimenticabile Eli Wallach, si guadagnava da vivere con un trucco intelligente quanto semplice: consegnare quest’ultimo alla giustizia, e liberarlo dopo aver incassato la taglia stessa, che andava poi divisa a metà.

Raramente si è visto un attore tanto strettamente collegato alla serie di ruoli che ha avuto in una serie di film che sono diventati leggenda: di solito, quelli che lo hanno fatto sono poi rimasti collegati al loro personaggio e tali sono rimasti nell’immaginario collettivo. Basti pensare al pur bravo David Duchovny, che per moltissimi resterà sempre l’agente Fox Mulder, oppure a Kyle McLachlan, che è ormai inevitabilmente rimasto collegato all’agente Dale Cooper in Twin Peaks, nonché l’attore feticcio del maestro di Missoula, David Lynch.

Forse il livello attoriale tra questi ultimi ed Eastwood sarà pure differente, ma per quanto non ci appaia giusto paragonarli per quello che tutti loro hanno dato alla storia del cinema e della televisione, dobbiamo certamente notare che Clint Eastwood ha avuto la straordinaria quanto rara capacità di non cedere mai all’etichetta, cosa tipica di pochissimi attori, che ancora meno sono quelli che sanno rinnovarsi, ed hanno il raro coraggio di limitare la propria presenza come protagonisti sul set e accomodarsi con pari successo dietro la cinepresa.

Eastwood l’ha fatto, e ha dato al mondo film che dimostrano che Clint era ed è nato per il cinema: Mystic River, Million Dollar Baby e Gran Torino, infatti, tutti diretti da lui, sono pellicole stupende, che dicono tanto di chi le ha firmate, e sono lavori che dicono di un uomo-attore che ha saputo sempre cogliere l’attimo, come pochissime altre leggende della cinematografia hollywoodiana sono stati in grado di fare.

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Eastwood in Gran Torino

I film di Eastwood sono analisi interiori dell’essere umano, straordinarie indagini sulla psiche umana, come quella del killer di Mystic River, o dell’ex-militare repubblicanissimo di Gran Torino, nel quale Clint è anche protagonista, e che per l’amicizia di una categoria di gente che un tempo disprezzava, finirà per compiere un gesto di straordinaria fratellanza.

Dunque Clint merita solo applausi e tanti, tantissimi auguri, perché è un simbolo di un secolo di cinema, uno di quelli che ha scritto una pagina della cinematografia passata ed ha aperto la strada a quella che verrà. E a quelli che non sono riusciti ad apprezzarlo come si deve, forse ancora condizionati da un ruolo di duro che troppo a lungo Eastwood ha dovuto incarnare, diamo un consiglio: riguardate la scena delle “casse” in “Per un pugno di dollari” che vi riproponiamo di seguito.

Cogliete l’ironia di Eastwood nel racconto ironico dell’asino “offeso”, più che concentrarvi sulla sparatoria e sulla scena in sé: è quella che vi dirà tutto dell’uomo che abbiamo celebrato oggi nel suo 86mo compleanno. C’è tutto di Clint in quella scena: c’è il duro, il furbo, il biondo, il buono e l’uomo dal cuore tenero. Cinquant’anni di carriera racchiusi in pochi secondi di cinematografia di un livello che sarà eternamente inimitabile.

LA SCENA DELL’ASINO in PER QUALCHE DOLLARO IN PIU’

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