Adda venì (o adda turnà) baffone!

baffone

“Adda venì baffone!”

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Così, con un sentimento misto tra speranza e vendetta, si augurava il popolo napoletano durante l’occupazione nazista quando pure il sangue di San Gennaro sembrava liquefarsi a forma di croce uncinata.

Nel caso specifico, o baffone invocato era Iosif Stalin, non propriamente uno stinco di santo. Tanto è vero che probabilmente, se davvero ce l’avesse fatta a lasciare il Palazzo d’Inverno per Napoli, avrebbe costretto il popolo occupato a rivolgersi altrove per la sua liberazione.

Certo, parafrasando Ignazio Silone, la libertà bisognerebbe prendersela da sé, ognuno la porzione che può; senza aspettarla dagli altri, quindi, ma noi campani (ahinoi!) abbiamo ben poca dimestichezza in materia.

Ma torniamo a noi.

Se a volte qualche decerebrato brama ancora il ritorno di Mussolini nonostante abbia subito le conseguenze nefaste del suo regime, immaginiamoci come ancora di più si possa desiderare l’avvento di un dittatore che sappiamo essere venuto sia pure mai alle nostre latitudini.

E quindi, ecco spiegato l’ Adda turnà baffone! che ogni tanto qualcuno invoca come panacea di tutti i mali.

Ora, sia chiaro, quando si parla di baffone ai nostri giorni, il riferimento non è più a Stalin.

In un’epoca come la nostra in cui l’unica memoria condivisa è quella necessaria a farci ricordare se davvero quel prodotto è scontato rispetto all’altro venduto al supermercato a fianco, sarebbe impossibile vincolare la memoria a una personalità storica.

Depurato, quindi, il baffone da ogni negatività propria del personaggio di riferimento, l’invocazione la faccio mia. Beninteso, però, non nell’accezione del ritorno (che un baffone, come l’intendo io, non c’è mai stato), ma proprio dell’ Addà venì baffone!

Auspico l’avvento di un dittatore che, seguendo i dettami platonici, appena nato venga, alla chetichella, strappato ai genitori e cresciuto da una collettività illuminata. Che, quindi, non abbia, una volta al potere, retroterra sociale da far valere, parenti da sistemare, eredità da ossequiare.

Un personaggio che sia la giusta mistura tra il Leviatano di Hobbes e il Principe di Machiavelli; e ancora tra il Superuomo di Nietzsche e il Grande Fratello di Orwell.

Che abbia i baffi poi, è relativo. A me interesserebbe solamente che potesse governare l’Italia senza pensare all’ennesima, imminente scadenza elettorale.

Solo così potrebbe fare quelle riforme (ad esempio, spendersi per puntellare il disastrato terreno italico – vedi alla voce terremoto di Ischia) che comportano necessariamente l’assunzione di provvedimenti impopolari.

Ecco, ho utilizzato la parola riforma e il mio disegno dittatoriale va a carte quarantotto.

Ovviamente, questa del baffone (meglio essere chiaro con chi mi conosce come un convinto democratico) è una provocazione di fine estate. Lungi da me la pretesa di invocare qualsivoglia despota.

Nel frattempo, però, mi sono fatto crescere i baffi. Baffi ho detto, non baffoni.

Malpensanti!

 

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