8 Dicembre 2021 - 15:35

L’arte dell’eredità del pensiero: dall’Ajax di Reynolds alle “carezze” di Antony

Ajax, Antony

La politica dell’Ajax segue una linea nata negli anni 40 e che ha permesso di dominare in Europa: ora è il tempo di Ten Hag

“Juego para la gente che sabe de Futbol” – è una frase di Benzema di facile comprensione, ma che può essere allargata al mondo Ajax e alla crescita del talento, tra tutti Antony. Una tradizione che parte dagli anni 30, in cui la macchina olandese incominciò a monopolizzare i campionati nazionali e a dare vita alla propria identità. Ancora oggi i biancorossi seguono la stessa politica nata negli anni della Guerra: partorire qualità, far divertire, essere un esempio, saper vendere e di nuovo costruire.

Reynolds

Il vero pioniere del calcio totale era un inglese con l’Olanda nel cuore

Il calcio con il passare degli anni ha seguito una linea evolutiva, diventando sempre più veloce e ritmico. L’Ajax ha seguito questa crescita con un comune denominatore: rispettare il pallone. Per fare bene il proprio lavoro bisogna conoscere i mezzi che si usano, non avere paura di maneggiarli. Il calcio degli olandesi è entrato nella storia proprio perché era “pensato”, non istintivo, vedeva già al futuro.

Il “calcio totale” dei giorni nostri ma sviluppato negli anni 40. Vincevano prima di entrare in campo. Il Deus ex machina della storia porta il nome di Jack Reynolds, ingiustamente poco conosciuto. Le grandi vittorie dell’Ajax di Rinus Michels e Johan Cruyff si devono alle conoscenze del “vecchio saggio”. Il primo allenatore a mettere da parte il semplice obiettivo di fare gol e a ragionare prima di tutto sulle possibilità e i vari modi nel poter realizzarlo. “Migliorare i giocatori per migliorare il gioco”, questo il mantra recitato dall’inglese.

L’Ajax in quegli anni era ingiocabile. Non si pensava più al giocatore come semplice atleta, ma si incominciava a curare la tattica, la tecnica individuale, le strategie di gioco. E farlo senza la tecnologia odierna era estremamente complicato. Un vero e proprio maestro, che non ha mai giocato oltre il secondo livello del calcio inglese e che in Italia al giorno d’oggi avrebbe difficoltà a prendere il patentino da allenatore, per come è caratterizzata la “burocrazia”.

Cruyff
Foto: profilo Instagram Johan Cruyff

L’eredità del pensiero

Il calcio olandese continua ad avere una fortuna: i giocatori vengono allenati da maestri e ne seguono le idee. Il pensiero di Reynolds venne ereditato da un suo “allievo”, Michels, che pose le basi per costruire la vera “Arancia meccanica” che ancora oggi viene narrata. L’allenatore rese il campo da calcio un quadro con tanti pittori a dipingere la tela: Neeskens e Cruyff gli artisti fuori dagli schemi.

Gli anni passano, ma all’Ajax la politica non cambia. Da Van Basten, Rijkaard e tanti altri talenti agli anni novanta targati Van Gall, fino all’esplosione della nuova generazione guidata da Ibrahimovic e i suoi discepoli. Nel nuovo secolo i lancieri hanno prodotto tanto materiale per il bene del calcio e dopo un piccolo periodo di flessione sono tornati nuovamente a far paura. La semifinale contro il Tottenham resta il più grande rimpianto dei giorni nostri. Si respirava un’aria buona, la vittoria contro il Real Madrid e la Juventus aveva sicuramente dato ulteriore sicurezza. La stagione però si fermò ad un passo dalla consacrazione.

La strategia del club rimase la stessa e diede la possibilità di spiccare il volo ai suoi fuoriclasse, rimpinguando le casse con il bottino De Ligt e De Jong. Due regole molto semplici. Saper vendere per arricchirsi, senza costringere giocatori a rimanere contro voglia e rischiare di far abbassare il loro valore. Non spendere a caso, ma rinforzare il settore giovanile e puntellare soltanto alcuni ruoli.

L’arma vincente però è rimasta sulla panchina e porta il nome di Ten Hag. Il suo 4-2-3-1 ha dominato il girone di Champions League e ha permesso ad Haller di arrivare in doppia cifra davanti al mostro sacro Lewandowski. L’arte olandese è espressa nelle giocate di Antony. E qui ritorniamo dove tutto ha avuto inizio, “amare il proprio mezzo di lavoro”. La giovane ala brasiliana lo accarezza, lo coccola e fa divertire. Un meraviglioso assolo nel gioco corale dell’Ajax che si candida a diventare il vero pericolo della Champions League.