Aladdin, il film animato delle meraviglie



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Aladdin è un film d’animazione del 1992 diretto da Clements e Musker. Con il presidente della Disney dell’epoca Jeffrey Katzenberg (che fonderà poi la Dreamworks Animation), lo studio d’animazione più importante al mondo sbanca nuovamente il botteghino

Aladdin, o meglio noto come Aladino, è un giovane e povero zingarello della città immaginaria dell’Arabia, Agrabah.

Dai racconti persiani di Aladino e la lampada meravigliosa, all’interno della raccolta delle novelle Le mille e una notte, nasce il film d’animazione del 1992 intitolato Aladdin.

La Disney entra nel pieno del suo Rinascimento con uno dei film più iconici della storia dei cartoni animati.

Un’avventura orientale ed esotica attraverso la pericolosità dei propri desideri, la dipendenza della sete di potere, e la libertà.

Un diamante allo stato grezzo che diventa sultano

“Un diamante allo stato grezzo”. Così viene descritto Aladdin, piccolo straccione ispirato un po’ a Harrison Ford (Blade Runner) nella tematica e un po’ a Tom Cruise nell’aspetto. Povero di spicci ma ricco d’animo, com’è presto intuibile dalle prime scene d’azione della pellicola, dal rapporto quasi fraterno con la scimmietta Abu, fino alla sua generosità nei confronti di due fanciulli altrettanto poveri come loro.

Quel diamante è la chiave per accedere alla caverna delle meraviglie dove risiede la lampada dei desideri. Jafar, consigliere del sultano e villain di questa storia, vuole appropriarsene per appagare la sua sete di potere, sovrastando tutti gli altri sultani e gli altri stregoni.

Nel frattempo la figlia del sultano, Jasmine, rappresenta nuovamente una critica americana alla figura della “donna trofeo”. Figura femminile che si oppone e combatte per i propri diritti. Recita infatti, testualmente “Io non sono un trofeo da vincere”. Confermando il carattere vivace e ribelle già visto ne La Sirenetta con Ariel e in La Bella e la Bestia con Belle.

La scena iniziale in cui Jasmine libera tutti gli uccellini dalla gabbia è la grande metafora di questo cartone animato. La ricerca di libertà.

Aladdin infatti combatterà per lasciarsi dietro l’immagine dello “straccione”, cercando di essere giudicato per ciò che realmente è. La stessa Jasmine, costretta a nozze imminenti per vincoli burocratici, è un personaggio che continuamente rimarca la propria volontà. Persino la figura del cattivo, quella di Jafar, è di un succube. Costretto a essere il braccio destro del Sultano, carica che lui crede di saper gestire al meglio. L’intento antagonista infatti non è meramente dettato dalla trita e ritrita voglia di conquistare e distruggere il mondo, bensì quella di superare gli altri, nelle possibilità e nei poteri.

Sarà proprio la sete di potere a spostare gli eventi della pellicola, sia nei confronti di Aladdin prima che in quelli di Jafar poi.

Il Genio della Lampada

Ciò che permette ad Aladdin di effettuare quel salto di qualità che è sempre mancato al canone dopo la morte di Walt Disney, è dovuto principalmente alla caratterizzazione di uno dei personaggi più iconici del mondo del cinema.

Gli presta la voce in lingua originale Robin Williams, in italiano il bravissimo e simpaticissimo Gigi Proietti. Il Genio della lampada è uno dei personaggi – non protagonisti – più amati della storia del cinema e non solo.

Carismatico, divertente e sincero. Arricchisce la pellicola con le sue battute sottili, alcune anche satiriche, rendendo acuta l’ironia del film e in certo senso anche più matura dei differenti Classici Disney.

Ad accompagnare ciò, anche il comparto sonoro non si dimostra inferiore. La Disney dà il microfono in mano a uno dei suoi personaggi meglio riusciti della storia e porta Un Amico come Me e Il Mondo è Mio agli Oscar, dove quest’ultima vincerà come miglior canzone originale. L’Accademy consegnerà la statuetta ad Aladdin anche per la miglior colonna sonora.

La meraviglia del Rinascimento Disney

La Disney riesce con il suo 31° Classico a portarci in una notte d’oriente con una delle avventure che invaderanno la cultura pop degli anni ’90. Ancora oggi Aladdin è considerato uno dei film d’animazione più importanti di tutti i tempi, perfetto manifesto del Rinascimento Disney.

La capacità di renderizzazione e digitalizzazione dello studio aumenta a vista d’occhio, regalandoci atmosfere e movimenti sempre più piacevoli da osservare. La trama viene arricchita da personaggi meglio caratterizzati e le canzoni riescono nuovamente a segnare intere generazioni grazie a climax accuratamente calibrati.

Non mancano gli Easter Egg sparsi un po’ ovunque durante i 90’ di pellicola: da Pinocchio a Sebastian de La Sirenetta, passando per piccoli cameo con Pippo o con la Bestia.

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