American Horror Story Apocalypse: il potere dei flashback



American Horror Story

Dopo una prima parte completamente depistante, American Horror Story ci mostra il ritorno di personaggi amati, luoghi del passato, relazioni evolute in maniera coerente e scene che faranno piangere i fans veterani dello show

I primi tre episodi di American Horror Story: Apocalypse ci avevano mostrato il mondo post-apocalittico, una serie di nuovi personaggi divertenti e alle volte (volutamente) stereotipati e situazioni particolarmente disturbanti e difficilmente ricollegabili – a parte a qualche sporadico elemento – alle stagioni che sapevamo si sarebbero collegate in questo ottavo capitolo.

Difficilmente avremmo potuto immaginare quanto netta sarebbe stata la svolta della trama che, attraverso l’uccisione di quasi tutti i personaggi che sembravano protagonisti di questa nuova storia, si immerge in un lungo flashback che ci permette di poter incontrare vecchi volti e il background della storia di Michael Langdon, l’Anticristo.

Tre sono gli altri episodi andati in onda, dei quali approfondiremo gli elementi più importanti in attesa degli atti finali.

Trame

8×04 – “Could it be… Satan?”

A seguito dell’arrivo delle streghe nell’Avamposto 3, si torna nel 2017, anno in cui Michael diviene studente della  Hawthorne School for Exceptional Young Men, la scuola di stregoni che, a seguito della fine del mondo, diverrà il bunker che abbiamo conosciuto durante la prima parte della stagione.

8×05 – “Boy Wonder”

Dopo aver salvato Queenie e Madison dai loro inferni personali, Cordelia decide di sottoporre Michael alla prova delle Sette Meraviglie, superate le quali sarebbe divenuto il “Supremo”, primo della storia.

Dopo aver brillantemente superato le classici prove, Michael  salva addirittura Misty Day dal suo terrificante incubo eterno.

Nonostante ciò, la strega individua nel ragazzo una malvagità fuori dal comune, ragion per cui decide di non voler proseguire in questa battaglia, essendo ancora troppo scossa dai suoi anni trascorsi all’inferno.

Dopo l’arrivo della strega bianca, Cordelia convoca Madison affidandole il compito di indagare sull’infanzia di Michael nella casa in cui è cresciuto: la Murder House.

8×06 – “Return to Murder House”

Madison giunge, assieme allo stregone Behold, nella Casa degli Omicidi: una volta entrati, effettuano un incantesimo che permette loro di poter vedere gli spettri che dimorano in questa bocca dell’inferno.

Tramite il ritorno dei personaggi della prima stagione dello show, i due scoprono le origini malefiche dell’Anticristo.

Il ritorno della magia

Il quarto episodio della serie ci riporta al 2017, permettendoci di fare conoscenza della controparte maschile della stirpe magica che dimora sulla terra: l’eterna lotta tra uomo e donna ritorna ad essere uno degli elementi della serie, come stagioni quali la scorsa Cult e la stessa Coven ci avevano già mostrato.

Il ritorno delle streghe della terza stagione non poteva avvenire in maniera migliore, permettendoci di ritrovare personaggi non solo per nulla snaturati rispetto a come li avevamo visti l’ultima volta, bensì decisamente evoluti.

Il caso più importante risulta essere indubbiamente quello di Madison che, dopo aver trascorso un lungo lasso di tempo nel suo (geniale) inferno personale ed essere stata riportata in vita per la seconda volta, decide di non sprecare quest’ulteriore possibilità cercando di compiere buone azioni e riscattarsi, pur mantenendo la sua frizzante personalità.

Passando poi alla Suprema, è meraviglioso ritrovarla come leader assoluta, per quanto ancora fragile e bisognosa di conforto da parte di quella che può essere considerata la vera madre della figlia della perfida Fiona, Myrtle Snow.

La sua “rinascita” è l’unica di cui ancora non conosciamo i retroscena, eppure una spiegazione abbastanza plausibile potrebbe essere proprio quella dell’esigenza, da parte della Suprema, di avere al suo fianco un’ancora di salvezza sicura, forte e compassionevole.

Cordelia ha rivelato al mondo intero l’esistenza delle streghe, le sta curando con tutto l’amore che una Suprema dovrebbe mostrare per le sue allieve… eppure, sta morendo.

Dopo soli quattro anni dalla sua ascesa, il personaggio più buono e positivo interpretato in questi anni da Sarah Paulson sa perfettamente che una minaccia di notevoli dimensioni sta compromettendo la sua egemonia in un mondo scisso in fazioni essenzialmente matriarcali.

La minaccia rappresentata da Michael le permette di riottenere le adepte che aveva perso per strada, specialmente Queenie, il suo più grande fallimento. 

Melanconiche ed emozionanti le scene ambientate nell’Hotel Cortez, location della quinta stagione dello show.

Pare sempre più evidente l’obiettivo di Murphy di rendere questa stagione un nodo di congiunzione delle diverse storie raccontate in questi anni, con citazioni implicite, riferimenti a luoghi e situazioni del passato e, soprattutto, la conclusione di storylines lasciate apparentemente in sospeso.

Come non citare il ritorno di uno dei personaggi più amati della serie, quella pura e quasi infantile Misty Day: Lily Rabe ci regala un’interpretazione come al solito perfetta e la scena con Stevie Nicks rientra indubbiamente nella lista delle scene più emozionanti della serie horror.

Once upon a time

Sembra inutile ribadire quanto fosse atteso il sesto episodio di quest’ottava stagione di American Horror Story.

Il ritorno della prima location della serie, di attori che non vedevamo sullo schermo da tanti anni e – soprattutto – della regina assoluta Jessica Lange, hanno reso questo sesto atto in assoluto il più apprezzato e lodato da fans e critica.

Ma l’episodio ha ripagato l’attesa?

Non solo, ma si può affermare con assoluta oggettività che le grandi aspettative siano state più che superate. Concludere in maniera così perfetta la storia di Moira (Frances Conroy), dare un lieto fine alle coppie che abbiamo imparato ad amare alla follia agli albori della serie e dare un senso ai piccoli buchi di trama della prima stagione non erano certo svolte scontate e semplici da rappresentare senza scadere nel becero fan-service. 

Certo, l’utilizzo delle tracce di Coven, Murder House e Hotel hanno ulteriormente contribuito a rendere queste puntate dei ragali fatti dagli sceneggiatori ai fans.

Ma parliamo di lei, adesso. Di colei che per quattro stagioni aveva rappresentato il focus su cui si reggevano le trame delle stagioni (ruolo poi assunto da Sarah Paulson): l’inimitabile Jessica Lange.

Sembra quasi assurdo che siano trascorsi così tanti anni, poiché il ritorno dell’attrice nella serie ha ritrasportato immediatamente i telespettatori al 2011, come se non fosse accaduto nulla.

Jessica buca lo schermo, supera se stessa, si confronta con un talentuo Cody Fern e lo fa donando alla sua Constance colori nuovi, un finale perfettamente in linea col personaggio, con una morte che diventa scena iconica fin dal primo istante: dopo una vita trascorsa col desiderio di placare il suo sentimento materno compiendo, però, ripetutamente scelte sbagliate, ora può finalmente rimediare ai suoi errori ed essere in morte ciò che bramava in vita.

I minuti della puntata in cui il fantasma racconta l’infanzia di Michael, la sua innocente cattiveria, la crescita del seme del male che alimenta sempre di più il suo cuore impuro fino all’unione finale con Satana sembrano, quindi, quasi surreali per quanto perfetti.

Menzione d’onore ai due coniugi Langdon: l’esigenza del primo di provare un senso di paternità dopo aver perso l’ennesimo figlio, la paura di lei di ciò che aveva contribuito a creare, la maschere da entrambi assunte per sfuggire alla sofferenza eterna conferiscono a questo episodio l’ennesimo elemento da aggiungere per avvalorarlo a miglior puntata dell’intero show.

La spiegazione circa la crudeltà di Tate, la quale è stata trasferita al figlio di Satana dopo la sua nascita, risulta solidissima ed inaspettata, un’ottimo modo per donare al primo personaggio interpretato da Evan Peters e a Violet il meritatissimo lieto fine.

Sappiamo che rivedremo la Murder House nel gran finale, ma questo sesto episodio resterà per sempre un diamante prezioso per tutti gli amanti della prima stagione.

Le nuove streghe

Tra i tanti colpi di scena di questi episodi merita un’attenzione particolare quello riguardante le tre nuove streghe della stagione: Coco, Mallory e la praticante di voodoo Dinah.

Scopriamo, infatti, che le identità delle tre sono state cambiate da un incantesimo effettuato da Cordelia per proteggerle. Se per quanto riguarda Mallory e Dinah un loro coinvolgimento attivo all’interno della trama cross-over sembrava evidente, stessa cosa non può assolutamente dirsi per Coco.

Dopo tre episodi trascorsi in compagnia di questo personaggio esilarante ma al contempo irritante, scopriamo che Coco sia la strega in assoluto meno potente, poiché avente il potere di individuare il glutine nel cibo. Insomma, nonostante un’identità diversa, siamo convinti che Coco continuerà a deliziarci con i suoi siparietti divertenti.

Un’alone di mistero circonda ancora Dinah Stevens, personaggio interpretato da un’Adina Porter, finalmente nel cast principale ma assurdamente meno presente delle stagioni in cui risultava recurring.

Sembra che sarà proprio a partire dal prossimo episodio che capiremo finalmente il ruolo che la magia voodoo avrà in questa lotta tra bene e male.

Passiamo, in conclusione, al personaggio-rivelazione di Billie Lourd.

Sembra essere proprio Mallory, infatti, il cardine di questa stagione: una strega novella capace di cose straordinarie, forse ancor più della Suprema stessa. 

Come appreso nel terzo episodio, sembra proprio che Michael la tema e – altro elemento di cui tener conto – che Cordelia abbia fortemente bisogno del suo aiuto aiuto per distruggere il male anche quando sembra ormai aver vinto su tutti i fronti.

Soffermandoci sulla relazione tra Michael e Mallory: non può sfuggire a quest’analisi un riferimento al primo teaser della stagione, in cui venivano raffigurati due scorpioni, uno bianco e uno nero, in una lotta spietata.

Che si tratti proprio di loro? E se Mallory fosse in realtà un angelo? Staremo a vedere.

Conclusioni

Il cross-over di American Horror Story si sta giocando le carte nella maniera più furba ed intelligente possibile, sfornando una serie di episodi flashback funzionali a rispondere alle domande dei primi episodi ed emozionare il pubblico con spettacolari ritorni.

Leggi anche