Antartide

Il buco nell’ozono che da decenni interessava l’Antartide si sta restringendo. A confermarlo i dati provenienti dal Massachusetts Institute of Technology

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L’anno 2000 per la scienza viene ricordato come un anno da record per quanto riguarda la condizione del buco nell’ozono nel cielo dell’Antartide. Infatti  in quei anni si era arrivati ad un punto massimo, al punto da far pensare il peggio.

Per fortuna ad oggi non possiamo dire lo stesso, poiché nel cielo dell’Antartide il buco dell’ozono sta iniziando a restringersi. Lo indicano i dati, raccolti dalla ricerca coordinata dal Massachusetts Institute of Technology (Mit) e pubblicati sulla rivista Science, che segnano un traguardo storico. Secondo gli esperti, testimoniano l’efficacia del Protocollo di Montreal, l’accordo per la riduzione delle sostanze che minacciano lo strato di ozono, come i clorofluorocarburi (Cfc), firmato nel 1987 e in vigore dal 1989.

Ma partiamo dal principio. In sostanza, cosa significa buco nell’ozono ?

Partiamo con lo spiegare che l’ozono è un gas presente in piccolissime quantità nell’atmosfera, dove si forma durante i temporali. Nella bassa atmosfera, la sua distribuzione non è uniforme, ma la sua concentrazione aumenta molto fra 10 e 50 Km di quota, con un massimo intorno ai 25 Km, dove forma un sottile strato, la fascia di ozono. Il compito principale dell’ozono e di bloccare i raggi ultravioletti del sole, permettendo alle piante, agli animali e agli essere umani, di poter goder al meglio il suo calore.

Il buco nell’ozono, si è aperto negli anni 80 sopra l’Antartide,e  consiste in un assottigliamento dello strato d’ozono. E’ un serio problema, in quanto permette ai raggi ultravioletti, o meglio noti come “raggi x“, di passare più facilmente nell’atmosfera, e una forte esposizione a tale raggi è correlata ad un aumento del rischio di cancro alla pelle, più altre problematiche per le piante e le acque.  I responsabili di questo fenomeno sono i cluoro-fluoro-carburi, detti comunemente CFC, che sono gas usati nelle bombolette spray, nei frigoriferi, nei condizionatori. Questi gas rimangono attivi per tempi lunghissimi (50-70 anni), quindi hanno tutto il tempo di raggiungere l’atmosfera dove i raggi ultravioletti rompono le molecole dei CFC, liberando gli atomi che le compongono e che trasformano l’ozono in ossigeno molecolare.

Per fortuna ad oggi la situazione sembra migliorare, anche se è stata una vera sorpresa considerando che solo l’anno scorso nel 2015, le condizioni del buco dell’ozono erano alquanto critiche.  Gli studiosi hanno inoltre preso in considerazione il ruolo giocato sullo strato di ozono da fattori naturali, come le eruzioni vulcaniche, ai quali si deve la grande variabilità osservata negli ultimi anni.

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