Baricco torna in RAI per dare voce all’eroe dimenticato, Palamede



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Alessandro Baricco torna in RAI con un viaggio tra miti ed eroi raccontati, lungo vent’anni di carriera, sperimentando incroci di linguaggi

 Un percorso, da Moby Dick a Novecento a Totem, in cui si “riscrive – come dice il fondatore della Scuola Holden – anche una storia di rappresentazione, perché gli stili di riprese cambiano sempre”. Ad aprire il ciclo in cinque appuntamenti, ‘Alessandro Baricco. Miti ed eroi’, realizzato per Rai Cultura e in onda su Rai5 il sabato in prima serata, sarà il 19 dicembre un inedito dedicato a ‘Palamede, l’eroe cancellato’ a cui dà voce, nell’arringa che precede la sua condanna a morte, Valeria Solarino.

“La luce di questi personaggi era talmente grande che nessun attore maschile può reggere quella parte. La Solarino è una bellezza particolare, giusta per questo ruolo”.

È necessario analizzare prima il personaggio al quale Baricco fa riferimento, per capire fino in fondo l’operazione che egli intende svolgere portandolo sulla scena.

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Ulisse e Palamede

Palamede, figlio di Nauplio e di Climene, fratello di Eace e Nausimedonte. Figura fra gli allievi di Chirone, accanto ad Achille, Aiace ed Eracle. Partecipò alla guerra di Troia e pagò con la vita l’avere smascherato l’inganno di Odisseo.

Quando Menelao ebbe notizia del rapimento di Elena, andò da suo fratello Agamennone a Micene, e gli chiese di raccogliere un esercito per marciare contro Troia. Agamennone mandò dei messaggeri a Troia per chiedere la restituzione di Elena, ma Priamo rispose che non sapeva nulla di quella faccenda. Paride infatti stava ancora navigando nel sud. Menelao allora inviò messaggeri a tutti i principi che avevano pronunciato il solenne giuramento, ricordando a ciascuno di loro che l’azione di Paride era un affronto per l’intera Grecia. A meno che il crimine non fosse punito in modo esemplare, nessuno avrebbe potuto essere sicuro dell’incolumità della propria sposa. In seguito, accompagnato da Menelao e da Palamede, Agamennone si recò ad Itaca, da Odisseo. Ma Odisseo non aveva nessuna intenzione di partecipare alla guerra, e si finse pazzo. I tre inviati lo trovarono, con un cappello di contadino in testa, che arava un campo pungolando un bue e un asino aggiogati assieme e gettandosi dietro le spalle manciate di sale.

Palamede capì che Odisseo li stava ingannando e decise di smascherarlo: all’improvviso strappò il piccolo Telemaco dalle braccia della madre Penelope e lo posò per terra dinanzi alle zampe degli animali aggiogati all’aratro. Odisseo subito tirò le redini per non uccidere il suo unico figlio e, dimostrando così d’essere sano di mente, fu costretto a partecipare alla guerra.

Dopo alcuni giorni di tortuose meditazioni, Odisseo architettò un piano per vendicarsi di Palamede, poiché il suo amor proprio era stato profondamente ferito. Secondo alcuni autori Odisseo prese un prigioniero frigio, e lo costrinse a scrivere una falsa lettera, come se fosse inviata da Priamo a Palamede, con degli accordi di tradimento; poi, dopo aver nascosto dell’oro nella tenda di Palamede, lasciò cadere quella lettera in mezzo all’accampamento. Agamennone la lesse, trovò l’oro, e consegnò Palamede ai Greci perché venisse lapidato come traditore. Altri dicono che Odisseo e Diomede, fingendo di aver trovato un tesoro in un pozzo profondo, vi calarono Palamede appeso ad una corda e poi gli spaccarono il cranio con grosse pietre; oppure lo annegarono durante una partita di pesca. Vi sono poi opinioni discordi circa la località dove egli morì: se a Colone troiana o a Geresto o a Tenedo. Ma un santuario eroico in suo onore è stato eretto presso Metimna in Lesbo.

Palamede si era meritata la gratitudine dei suoi compagni inventando i dadi, che si rivelarono utilissimi per combattere la noia durante il lungo assedio. Tutti poi invidiavano la grande intelligenza di Palamede: egli aveva infatti inventato i fari, la bilancia, le misure, il disco, alcune lettere dell’alfabeto, la moneta e l’arte di appostare le sentinelle di guardia.

Dunque tale storia farà da apripista a questo progetto. Lo scrittore spiega che

“Palamede è nato fin dalle origini come spettacolo per la tv e per la rete. Lo ho fatto al teatro Olimpico di Vicenza e lo ho usato per farne una cosa che avevo in mente da tempo. Riportare il teatro in tv significa connettere il grande pubblico con un patrimonio spettacolare pazzesco. E’ vero che nel passaggio in televisione il testo perde molto” spiega Baricco. Ma per Palamede ha sperimentato linguaggi e media diversi in nuove formule. “Invece di fare le riprese dirette dello spettacolo, ho girato come se fosse un film. I tempi e il linguaggio sono teatrali ma il montaggio, le riprese campo/contro campo e la musica inserita dopo, sono del cinema. E’ inutile inseguire l’irripetibilità del teatro, si perde quell’aura ma si conquista altro. Ho sperimentato e capito che con un pò di soldi si può fare”.

Una formula così Baricco vorrebbe utilizzarla anche per portare in TV il suo libro ‘Smith&Wesson’, ambientato nelle cascate del Niagara a inizio Novecento.

“E’ da un po’ che lo cerco, a Nanni piace molto farsi chiamare. E’ un uomo che ha segnato il nostro cinema, è un attore formidabile e lo sarebbe nel ruolo di Wesson. Penso che lo faremo sicuramente, spero con la Rai”. Ma se Moretti interpreterà Wesson, chi potrebbe essere Smith? “A me piacerebbe Antonio Albanesedice Baricco. “Sicuramente si farà con Rai Cultura. I soldi si trovano per fare le cose belle. Bisogna trovare risorse per fare progetti strategici per il servizio pubblico” ha spiegato la Calandrelli. 

Quella di Palamede è anche la storia di una faida di clan intellettuali. “Non si parla mai delle faide tra gruppi intellettuali che si mescolano a motivi economici e politici. Portare il teatro in tv è un gesto politico. Lo scontro tra Ulisse e Palamede diventò scontro tra cultura omerica e illuminismo greco. E’ una rivalità tra due vite intellettuali che si ripete ancora. Oggi c’è una contrapposizione tra la parte più romantica e quella più digitale, laica del sapere” afferma lo scrittore. 

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