Basket italiano

Il basket italiano alle prese con la ricostruzione nazionale e quella per club. Gli attuali format del campionato e il fallimento al pre-olimpico non mostrano, però, miglioramenti nel movimento cestistico tricolore

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Il basket, da buon gioco di squadra, è uno sport che si regge sull’amalgama tra i giocatori, i cui ruoli sono distribuiti in base alle attitudini e all’età.

Un lungo di esperienza, un sesto uomo pimpante o un giovane senza regole, rappresentano solo alcuni dei ruoli fondamentali per accrescere la cosiddetta “chimica di squadra”.

Quando, però, le nuove leve vengono penalizzate da “innesti” non sempre funzionali al progetto, ecco che il basket diventa unicamente una pena per tutti gli appassionati della palla a spicchi.

Basket italiano
Basket italiano

E’ questo l’allarme lanciato da encestando.es, sito spagnolo di punta della pallacanestro iberica, in cui Javier Maestro, autore dell’articolo in questione, contesta l’eccessiva presenza di giocatori stranieri nel campionato nazionale e mostra grande preoccupazione per il futuro della nazionale.

Se la Spagna, pur avendo in circolazione ancora atleti com Abrines, Mirotic, Ibaka, Vives e tanti altri ancora, si è posta un problema fondamentale per aumentare il livello della Lega ACB, lo stesso non può dirsi per l’Italia che, nonostante la sfilza di fallimenti internazionali tanto a livello di club quanto di nazionale maggiore, continua a perseverare su una stessa, disastrosa, programmazione.

Tale programmazione, che ha mostrato i suoi frutti nei capitomboli degli azzuri di Pianigiani prima e Messina poi, è frutto di una serie di decisioni che non solo hanno snaturato totalmente il maggiore campionato italiano ma, allo stesso tempo, non permettono di progettare alcunchè per i prossimi dieci anni.

I problemi in questione sono molteplici e, considerando una visione a 360° del nostro movimento cestistico, è possibile riassumerli in tre macro aree.

Problema n°1: format campionato di Lega A

Il primo vero problema, ormai di vecchia data, è quel del format per i roster di Lega A che consta, allo stato attuale, di due possibili composizioni: il 5+5 (5 italiani+5 stranieri) e il 3+4+5 (3 extra Fiba Europe, 4 comunitari o cotonu e 5 di formazione italiana, di cui 1 passaportato).

Queste soluzioni hanno generato due enormi falle nel basket nostrano:

  1. la formazione di roster in cui giocano solamente gli stranieri, con 5 ragazzi della primavera a sventolare asciugamano per una stagione intera
  2. lo sviluppo esclusivo di alcuni spot (di solito quelli di play e guardia) per i giocatori tricolore a sfavore di altri in cui i pochi “sopravvissuti” non sempre sono considerati a dovere

Problema n° 2: mancanza di un settore giovanile sviluppato/mancanza di programmazione

Il secondo punto, direttamente collegato al primo, evidenzia il problema dei vivai delle squadre che, solamente in rare occasioni (vedi Milano, Reggio Emilia e le due bolognesi), permette la crescita e formazione di nuovi talenti nostrani.

Il dato permette di concepire anche l’assenza di una programmazione volta al futuro tanto per i club quanto per la nazionale.

Problema n°3: Nazionale maggiore. Un ciclo ormai terminato?

La nazionale è lo specchio delle problematiche evidenziate in precedenza. Se il campionato maggiore non riesce a far emergere i giocatori nostrani, agli azzurri rimane prendere ciò che rimane (considerando, comunque, la presenza di talenti sopraffini nel giro).

Questo punto, riprendendo la seconda problematica, fa riferimento soprattutto alle figure dei lunghi dove i poveri Cusin, Cervi, Zerini, uniti a qualche altro sopravvissuto, sono costretti a “giocare” in nome di un’assenza strutturale nei ruoli considerati.

A tutto ciò si aggiunge anche il declino dei big tricolore: le tre stelle NBA (o meglio due stelle e mezzo), che divise hanno comunque dimostrato di valere tanto, non hanno permesso il salto di qualità e, anche con l’avanzare dell’età, il ciclo sembra ormai al termine dopo i fallimenti delle competizioni precedenti.

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