Bill Viola, il sublime nella Video Art

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Bill Viola è il protagonista di questo nuovo appuntamento di Arte e Cinema, targato Zon. Suddiviso in due parti, questo primo piano sul Visual Artist americano pone l’accento sulla contestualizzazione storica della Video Art

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Bill Viola (New York, 25 gennaio 1951) è uno dei più noti esponenti della Visual Art, che si è imposto affiancandone i padri fondatori: Bruce Nauman e Nam June Paik.

Bill Viola: il sublime nella Video Art
Nam June Paik e Charlotte Moorman, Concerto per Tv, violoncello e videotape (1971).

La Video Art si è affermata nel contesto artistico degli ultimi sessant’anni, in una preminente ascesa creativa e sperimentale. Nel 1960 il 90% degli americani aveva un televisore e di lì a poco la televisione sarebbe diventata il medium dominante della cultura di massa. Colta la sua preminente essenza, alcuni artisti cominciarono ad usarla come fonte di immagini o come oggetto da manipolare negli happening e nelle installazioni.

Negli anni ’70 Nam June Paik attaccava concettualmente la televisione, ma allo stesso tempo voleva realizzarla, trasformandola – da apparato di ricezione passivo – in un medium di interazione creativa: gli spettatori stessi ne erano i trasmettitori. La sua opera più nota è la performance installativa con monitor, realizzata con la compartecipazione di Charlotte Moorman, Concerto per Tv, violoncello e videotape (1971).

Con l’apertura a fine degli anni Sessanta, del The Kitchen Center for Video, Music and Dance, fondato da Woody e Steina Vasulka, la Video Art rivendicava il proprio spazio istituzionale nell’intersezione tra arte visiva e performance, televisione e cinema. I primi sviluppi tecnologici sono stati segnati dall’arrivo sul mercato del videotape nel 1956, del Sony Portapak (la prima videocamera portatile) nel 1965, della CV Portapak reel-to-reel (i nastri da 30 minuti, che divennero allora il formato base di molte opere) nel 1968 e delle cassette a colori in 16 mm nel 1972.

Bill Viola: il sublime nella Video Art
Bill Viola

L’istanza postmoderna ha quindi progressivamente confinato la Video Art in un settore di tecnofilia. Così il progressivo approccio ad essa è passato da un lavoro di marketing sul video, grazie ad artisti tecnicamente sofisticati come Gary Hill e Bill Viola, che hanno sfruttato elaborati software ed effetti speciali digitali per la realizzazione di installazioni multischermo e multicanale.

Era questo il momento storico-culturale in cui si evidenziavano le tracce di un’immedesimazione del pubblico con i modelli visivi e gli stereotipi ideali proposti. La teoria filmica, analizzando tale esperienza come identificazione proiettiva, asseriva che ciò era possibile attraverso la “sutura”: ovvero il processo di allineamento con il punto di vista della telecamera. Così il pubblico si ritrova ad immaginarsi in azione nel campo narrativo.

Proprio in tal senso opera Bill Viola, che è approdato al virtuale manipolando l’elemento narrativo, inserendo lo spettatore in uno spazio totale di immagine e suono, creando delle video-installazioni in cui riprodurre delle differenti esperienze corporee, a volte estreme come in Ragioni per bussare ad una casa vuota (1982): qui lo stato corporeo all’occhio evoca condizioni mentali da brivido. In Il sonno della ragione (1988) lo spazio fisico si sdoppia nell’immagine reale dell’uomo che dorme e nella proiezione del suo inconscio.

Bill Viola: il sublime nella Video Art
The Crossing del 1996

Poi le esperienze spirituali, quasi rituali catartici intessuti di un episodio traumatico (la caduta in un lago a 6 anni), che lo lega indissolubilmente all’elemento dell’acqua: con l’ausilio della tecnologia video (il blu dello schermo elettronico) Bill Viola è stato capace di ricreare la mistica esperienza della caduta in acqua. Tale aspetto, onnipresente in tutta la sua produzione, lo ritroviamo in installazioni video come The crossing del 1996, in cui da una parte dello schermo la figura viene arsa dalle fiamme, mentre nella parte posteriore inondata dall’acqua.  A volte poi è un rifarsi ad esperienze visionarie, come in Piscina riflessiva del 1977-1979 : qui il rituale del battesimo si consuma nella figura che si tuffa per poi scomparire. 

In uno spazio e una storia tratti dal quotidiano, analizzati e duplicati per vivisezionare i comportamenti dell’uomo, Bill Viola produce uno spaesamento, volto a far meditare lo spettatore sul significato recondito delle attività psichiche. 

La sua arte è “un’ambiziosa meditazione sui temi epici dell’esistenza umana: individualità, società, morte e rinascita” – come veniva descritta sulle pagine del New York Times.

Il Visual Artist ricorre all’uso estremo del rallentatore, che palesa una ricerca formale e di rappresentazione volta ad imitare la pittura. Con questo presupposto, la Video Art dai suoi esordi tende ad un genere tecnologico con un approccio contemplativo, che in Paik assumeva un’aria più zen e che in Bill Viola ha una matrice filosofica-cristiana, passando da percorsi personali orientati alla mistica islamica, al Buddismo e ai precetti teologici di San Giovanni della Croce.Nella Stanza per San Giovanni della Croce, in cui sullo sfondo di vette montane si odono un violento temporale e i versi del mistico spagnolo del Cinquecento.

Così due momenti del Sublime kantiano si attuano in questa tendenza artistica: quello del traumatico, in cui lo spettatore viene sopraffatto, quasi sconvolto, da un’immagine o da un suono imponente, seguito dal momento in cui riesce a dominare intellettualmente tale esperienza. In questo processo cognitivo, Bill Viola introduce un percorso di redenzione.

Dunque il suo processo creativo, estetizzando l’esperienza generata dalla cultura mediale, travolge mente e corpo in una dimensione vivida ed interiorizzata. Tale ricerca fisico-virtuale ha sublimato la Video Art.  

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Updated on 20 September 2021 - 06:59 06:59