Black Mirror: futuro distopico o presente metaforizzato? pt. 6



black mirror

Black mirror: ultimo episodio. Il più lungo. Il più intrigante. Il più malinconico. Tutti sono rintracciabili, sempre. In ogni momento

È l’ultimo episodio di Black Mirror. Uno speciale di un’ora e trenta di pura agonia, di ansia. Con una doppia critica. In primo luogo, la troppa libertà dei social media, che peccano di autoregolamentazione. E, parallelamente, la critica all’uso spasmodico della tecnologia che permette a chiunque di avere informazioni su di noi, in qualunque momento.

Hated in the nation

Come già ribadito in precedenza, Hated in the Nation è la puntata speciale della stagione. Un’ora e mezza di puro calvario che va a chiudere la serie di puntate come meglio non si poteva. Il titolo dell’episodio è tutto in programma: Hated in the Nation. Un giallo dalla trama molto lenta e intrigante, chiusa da un falso happy ending che lascia con l’amaro in bocca. La detective Karin Parke incappa in 3 casi consecutivi segnati dall‘improvvisa morte di persone che erano state ampiamente insultate sul web e denotate dall’Hashtag #Deathto. Il tutto è un sistema tecnologico che sfrutta delle api create in laboratorio che  individuano il bersaglio che viene ucciso senza pietà. Quindi vengono sfruttati in egual misura, sia i social network che i meccanismi di riconoscimento della persona. La situazione sembra essere senza speranza, ogni giorno vi è una nuova vittima. La puntata si conclude con un epilogo che lascia qualche speranza. L’hacker, creatore del sistema, viene rintracciato

Presente

Non è semplice riuscire a metaforizzare quest’ultimo episodio. È pressoché impossibile riuscire a rendere qualcosa del genere reale. Ma l’allarme è lanciato. A che livello? Riguardo l’uso dei social network. Tutti abbiamo possibilità di commentare e di dare la nostra opinione, sempre. Quante volte una persona è stata martoriata sul web per un comportamento spropositato? Quanti giudizi vengono dati tutti i giorni ai vip per determinati comportamenti? Immaginate il tutto reale. Ogni persona che viene accusata di qualsivoglia comportamento, viene uccisa misteriosamente il giorno dopo. La seconda critica è quella fatta ai sistemi Gps presenti in tutti i social network e social media. Quanti di noi, ogni giorno, rendono noti i propri spostamenti dichiarando il posto in cui sono? Il famoso “presso ..” che accompagna praticamente ogni foto scattata. A questo si unisce il lavoro di localizzazione che fa Google Maps ogni giorno rintracciando i nostri movimenti tramite il sistema Gps nei nostri cellulari. Non accorgendocene, dichiariamo, passo per passo, ogni nostro spostamento permettendo a chiunque di sapere dove siamo in ogni dato momento.

La serie di approfondimenti legati alla metaforizzazione della serie finisce qui, per ora. Attendiamo la quarta stagione che immaginiamo sarà, ancora una volta, geniale, rivoluzionaria e informativa riguardo a come le nuove tecnologie tendono a sopravanzarci.

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