6 Maggio 2026 - 16:21

Blanco infiamma il PalaSele di Eboli: recensione concerto

Dopo l’uscita di “MA’”, Blanco conquista il PalaSele con un live più rock e autentico: da “Mi fai impazzire” a “Piangere a 90”, passando per tutte le sue grandi hit

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Dopo tre anni fuori dalle scene e con MA’ ancora fresco di uscita, Blanco è tornato dal vivo scegliendo la strada più difficile: spogliarsi del superfluo e rimettere al centro tutto. Il live abbandona molte delle stratificazioni pop per diventare più ruvido, più reale. La band – guidata da Michelangelo – si allarga, si rafforza, introduce i fiati e costruisce un impianto che guarda apertamente al rock. Non è un semplice cambio di arrangiamenti: è un cambio di identità.

Foto di Alfonso Maria Salsano

La componente visiva, firmata dal collettivo Ombra, segue la stessa linea: essenziale, cruda, senza distrazioni. Il concept parte da un caos visivo che si organizza progressivamente, come se lo spettacolo stesso trovasse forma insieme all’artista. Nessun effetto gridato, nessuna scenografia invadente: solo un palco e quello che ci succede sopra.

Foto di Alfonso Maria Salsano

E sopra quel palco Blanco non recita. È istinto puro, è irregolarità, è presenza fisica costante. Quando scende tra il pubblico durante “Maledetta Rabbia” è il naturale prolungamento di uno show che rifiuta le distanze. Non c’è separazione tra artista e platea, e il pubblico di Eboli – caldissimo – risponde senza riserve.

Le hit – “Notti in bianco”, “La canzone nostra”, “Mi fai impazzire” – funzionano ancora come detonatori collettivi, ma è nei brani nuovi che si coglie la vera evoluzione. “Piangere a 90” cambia atmosfera, rallenta, scava. “Anche a vent’anni si muore” conferma una scrittura più consapevole, meno impulsiva ma non per questo non meno potente.

Foto di Alfonso Maria Salsano

Nel mezzo, momenti che danno respiro allo show come “Un briciolo di allegria” con la voce di Mina, l’intensità di “Ricordi” – legata anche alla collaborazione con Elisa – e l’immancabile “Blu Celeste”, che resta uno dei punti più alti del suo repertorio.

La chiusura con “Mà” non è solo un finale, è una dichiarazione intima, fragile, ma allo stesso tempo enorme. È il brano che meglio racconta dove sta andando Blanco: non ha perso la sua urgenza, l’ha trasformata.