Bomarzo: il Parco dei Mostri spaventa e affascina dal 1547



Bomarzo

A ZONzo va a Bomarzo per visitare il regno del grottesco in Italia. Un parco dove domina l’arte e l’inganno, la fiaba e l’incubo

 Bomarzo è un comune in provincia di Viterbo conosciuto per un’attrazione davvero unica, che noi di A ZONzo abbiamo visitato.

Il Parco dei Mostri, progettato nel 1547 dall’architetto e antiquario Pirro Ligorio su commissione del principe PierFrancesco Orsini e noto da tutti con il nome di Vicino Orsini, si trova in Località Giardino a Bomarzo.

Il luogo, con le figure mitologiche, diventa il regno del grottesco in Italia.

BomarzoLa realizzazione delle opere scultoree fu, con molta probabilità, affidata a Simone Moschino e dedicato a Giulia Farnese, non la Giulia Farnese concubina di papa Alessandro VI, ma la moglie di Vicino Orsini.

Iscrizioni sui monumenti spaventano il visitatore di Bomarzo con avvertimenti del luogo che sta per scoprire; una di queste è: “Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi”.

A metà tra una fiaba e un incubo, Il Parco dei Mostri a Bomarzo resta un bosco in cui l’arte e l’inganno convivono in una forma grottesca che affascina grandi e piccini.

BomarzoCi sono stati nel corso del tempo parecchi tentativi di spiegare il labirinto di simboli; il parco infatti è pieno di temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale. I misteri, però, sono ancora tanti e l’iscrizione “Sol per sfogare il core” forse avverte che ogni tentativo di interpretazione è fallimentare perché si è di fronte ad un’espressione artistica dell’evasione del cuore.

Dopo la morte dell’ultimo principe Orsini, nel 1585 Il Parco dei Mostri di Bomarzo, che all’epoca non aveva questo nome, fu abbandonato e, solo nella seconda metà del Novecento, fu restaurato da Giancarlo e Tina Severi Bettini.

Mentre alcuni lo chiamano “bosco sacro”, per altri è il “bosco iniziatico” perché si ritiene che Orsini voleva segnare nel parco il percorso di evoluzione dell’uomo. Noi, al di là del significato, abbiamo fatto un giro all’interno del parco lasciandoci spaventare e meravigliare da queste sculture di pietra.

Non appena entrati nel bosco, due sfingi accolgono il visitatore con delle scritte, una di queste recita: “Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte“. La magia è iniziata e non resta che incamminarsi alla scoperta nBomarzoel “sacro bosco” delle statue.

Tra le tante figure ci colpisce la testa di Proteo che è anche la testa del dio marino Glauco, che ben rappresenta il travestimento e il cambiamento; poi c’è Ercole che lotta contro Caco sopraffatto, simbolo della lotta del bene contro il male; andando più avanti c’è una tartaruga, simbolo dell’attaccamento alla terra, sul cui dorso c’è Nike, la vittoria alata, in piedi su una sfera che guarda nella stessa direzione di Pegaso, il cavallo alato che sta spiccando il volo, simboli dell’aspirazione al cielo.

Di mitologico c’è Nettuno, il dio dei mari che tiene in mano un delfino piccolo, mentre uno grande gli sta di fianco con la Bomarzobocca aperta, e poi c’è Nife, la ninfa dormiente, simbolo della fecondità e della grazia.

Nella nostra visita nel Parco dei Mostri di Bomarzo ci siamo ritrovati di fronte ad una casa pendente costruita sopra un masso pendente; la posizione della casa si trova, con molta probabilità, vicino all’entrata primitiva del bosco e forse è stata costruita per stupire i visitatori. La casa può essere visitata e la sensazione che si ha, dopo aver salito le scale, è quella di disorientamento totale e perdita di equilibrio.

Forse era proprio questo l’obiettivo di Vicino Orsini: far perdere i punti fissi all’uomo. Nel bosco, infatti, l’uomo ha la possibilità, riflettendo sul Bomarzosignificato simbolico delle statue, di ripensare a se stesso liberamente.

L’aiuto della mitologia e del simbolismo grottesco favorisce un’esperienza piacevole e forse anche catartica per chi visita il parco!

La statua più emblematica del parco, secondo noi, è l’orco. Ad incutere paura ci sono bocca ed occhi spalancati sullo sfondo nero di una stanza buia in cui si può entrare attraverso una scala. Lo sguardo terrorizzato dell’orco incute paura a chi lo guarda anche se sulla bocca è inciso a caratteri cubitali l’espressione “ogni pensiero vola“, che sembra alleggerire l’atmosfera grottesca. Con quest’espressione si svela al visitatore il connubio perfetto tra arte e inganno, fiaba e incubo concedendo a chi guarda l’ultima parola in merito.

Vi invitiamo, se vi trovate nei pressi di Viterbo, a visitare Il Parco dei Mostri di Bomarzo!

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