Borrelli, ritratto di un fedele servitore dello Stato

Borrelli
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Dalla lotta contro la corruzione a quella contro le legge vergogna, Francesco Saverio Borrelli rappresenta uno dei volti buoni della Repubblica

Dal 1992 a oggi, l’Italia si è divisa in due parti. Tangentopoli ha segnato una linea di divisione tra coloro che lottano contro la corruzione e coloro i quali la favoriscono, con i mezzi più diversi. Francesco Saverio Borrelli era il simbolo della prima fazione e il suo lavoro da fedele servitore dello Stato lo renderà il simbolo dell’Italia onesta anche per le generazioni future. In un’Italia che improvvisamente si era svegliata consapevole di essere guidata da una classe dirigente disonesta che di fatto derubava le casse dello Stato creando le premesse per l’enorme debito pubblico di oggi, Borrelli è stata una delle voci più autoritarie di chi diceva basta al sistema dei partiti della Prima Repubblica.

Dalla lotta contro la corruzione esplosa con l’indagine di Tangentopoli al “Resistere, resistere, resisterecontro le leggi vergogna e ad personam dei governi della Seconda Repubblica, la sua figura resterà un esempio per chi crede nella giustizia, qualunque sia la sua posizione all’interno della società. Il magistrato si consegna alla storia di questo paese come uno dei simboli della lotta alla corruzione, tanto quanto Falcone e Borsellino sono entrati nella storia come simboli dell’Antimafia. Questi magistrati rappresentano la vera anima del nostro Paese, al contrario di alcuni organi politici che, seppur eletti a rappresentare gli italiani nel nome degli stessi italiani, hanno favorito mafie e corruzione attraverso condotte infamanti per le cariche ricoperte.

Uno dei suoi capolavori è stato sicuramente l’istituzione del pool di “Mani Pulite“. Nel corso degli anni purtroppo la politica è intervenuta con mezzi e leggi che hanno avuto l’effetto di neutralizzare le indagini di Tangentopoli. La sua intuizione all’epoca risultò vincente. La corruzione è un fenomeno seriale e diffusivo e il pool messo in piedi ebbe il merito di riuscire a trattare il fenomeno della corruzione nel suo insieme considerando ogni singolo fenomeno di malaffare scoperto come pezzo di un puzzle complesso. Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo erano stati scelti perchè diversi ma complementari e quindi perfetti per lavorare insieme e la bontà delle loro indagini e del loro lavoro è sotto gli occhi di tutti.

Francesco Saverio Borrelli ci ha lasciato ma il suo esempio no. Il disperato bisogno di giustizia di questo paese non può fare a meno di figure di riferimento, soprattutto in periodi di forte oscurità come questi e oggi più che mai bisogna imparare la lezione che questo fedele servitore dello Stato ci ha dato: “Ciascuno di noi deve resistere contro tentazione di far prevalere gli interessi singoli, di gruppo o di clan rispetto agli interessi della collettività e il rispetto della legge. Contro questo bisogna resistere, resistere, resistere“.