Brexit e le sorti del Regno Unito

Brexit

Il Regno Unito sarà chiamato al voto sul Brexit, il cui referendum è fissato per il 23 Giugno.

Brexit – Uno status speciale è stato assegnato al Regno Unito, il quale è stato riconosciuto da Bruxelles come “meritevole dei propri risultati economici.” Il Primo Ministro Cameron ha tuttavia voluto far leva su una questione importante, la quale sta molto a cuore ai cittadini inglesi: legare il destino del proprio Paese a un’unione commerciale e finanziaria quale l’UE, o intraprendere la strada dell’indipendenza politica. La già ribadita sovranità monetaria e la non adesione all’Eurozona ha cautelato la Gran Bretagna dalle infauste politiche di Austerity che hanno investito gli altri Paesi, privatisi di un’indipendenza decisionale in materia economica. Dunque, ora il nodo cruciale è il seguente: l’uscita dall’Unione Europea potrebbe comportare danni o benefici allo status politico e commerciale del Paese? Una risposta complicata, la quale vede la scena politica nazionale divisa su posizioni contrapposte. La “fazione” europeista è quella capeggiata da Cameron, il quale ha desiderato il referendum affinché i cittadini inglesi esprimessero il proprio sì in merito alla permanenza nell’Unione. Lo stesso ministro delle finanze George Osborne sembrerebbe insistere sulla linea europea. Da sinistra, i laburisti di Jeremy Corbyn ritengono una scelta oculata quella del “sì” all’UE, sempre a fini di elusione riguardanti il rischio di isolamento economico del Paese. Un’altra ragione che spinge molti politiBrexitci a ingrossare le fila del “partito” pro Europa sono le condizioni degli indipendentisti scozzesi di Nicolas Surgeon, i quali, (anch’essi pro), hanno dichiarato la propria intenzione di indire un referendum per l’indipendenza della Scozia, qualora gli inglesi decidessero di uscire dall’UE.

Sul versante anti-europeista, invece, già ben sei esponenti del governo, fra i quali figura Michael Gove, ministro della giustizia, hanno preso posizione contro la permanenza del Paese. La soluzione Brexit risiede anche nelle intenzioni del ministro del lavoro (Duncan Smith), della cultura (John Wittingdale) e Chris Grayling, anch’egli membro del gabinetto e tradizionalmente su posizioni fortemente euroscettiche.

Sul medesimo orientamento anche il partito della destra indipendentista UKIP, il cui leader, Nigel Farage, afferma in un’intervista: “Cameron vuole far credere alla Gran Bretagna che essa rimarrebbe in un’Europea vantaggiosa e riformata, quando la realtà suggerisce che l’Unione Europea è tutt’altro che un’istituzione riformabile”.