Casapound, ordinato il sequestro della sede abusiva di Roma



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La questura però smentisce qualsiasi ordine di sequestro della sede di Casapound. Ma la sindaca Virginia Raggi si vuole muovere in questa direzione

Qualcosa sembra muoversi. Questa mattina, note agenzie di stampa hanno parlato della notifica del provvedimento di sequestro della sede occupata 17 anni fa a Roma da Casapound. L’edificio, situato in via Napoleone III, nel cuore dell’Esquilino, non sarà più, dunque, la sede principale dell’organizzazione di estrema destra. La notizia è stata confermata dalla stessa sindaca di Roma, Virginia Raggi, che, ospite di una trasmissione televisiva questa mattina, ha confermato il sequestro. La questura, però, smentisce pubblicamente, così come la Digos.

In un primo momento, la notizia dello sgombero del quartier generale di Casapound era stata data per certa anche dalla vice-ministra dell’Economia Laura Castelli. Successivamente, però, non è stata confermata ufficialmente. Il palazzo di cui si parla è occupato dall’organizzazione dal Dicembre 2003, quando è di fatto diventato la sede nazionale di partito. Il palazzo è molto grande (sei piani con grande terrazza sul tetto), e al suo interno sono stati ricavati circa 20 appartamenti. In essi, vivono decine di persone tra dirigenti del movimento e altri attivisti. Persone che in molti casi hanno altri lavori e che non sono ritenute in situazioni economiche particolarmente deboli o precarie.

Il ministero dell’Istruzione aveva chiesto quasi subito lo sgombero del palazzo. La pratica, però, si era persa negli anni in un nulla di fatto. Ora, la stessa sindaca di Roma Virginia Raggi ha dichiarato di volersi muovere in questo senso e di riprendere le operazioni.

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