28 Novembre 2017 - 12:40

Chapecoense: un anno fa la tragedia aerea, ora la rinascita

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Tra il 28 e il 29 novembre precipitava l’aereo con l’intera squadra della Chapecoense: morti e sopravvissuti. Il club è ripartito, ma non è più come prima

Poteva essere l’inizio di un sogno per la Chapecoense il 28 Novembre 2016: di lì a poco si sarebbe giocata la finale della Coppa Sudamericana contro l’Atletico Nacional, club colombiano.

Invece si è trasformato in un dramma storico: il Volo LaMia 2933 precipita a 17 km dall’aeroporto di Medellin (precisamente a La Union), schiantandosi disastrosamente. La situazione è tragica: 70 morti e 7 sopravvissuti. Purtroppo uno di questi 7, morì nel trasporto in ospedale, alzando così a 71 il bilancio definitivo. Per quanto riguarda la Chape, si salvano in 3: Alan Ruschel, Jakson Follman e Neto. A bordo dell’aereo anche un ex conoscenza del calcio italiano: Filipe Machado, che ha militato nella Salernitana in una breve parentesi di 6 mesi nel 2009.

E’ stata aperta anche un inchiesta su quel disastro aereo: ad oggi, però, nessuna delle famiglie è stata risarcita ed è polemica in Brasile. Alla compagnia aerea LaMia venne sospesa la certificazione di operatore aereo.

Il Presidente del Brasile proclamò un lutto cittadino di 3 giorni, mentre i club brasiliani si adoperarono per aiutare la Chape. Venne chiesta dalle società, l’immunità da retrocessione per il club disastrato per 3 anni. Richiesta che venne rifiutata proprio dalla squadra di Chapecò.

Alcuni giocatori importanti provarono a proporsi per aiutare il club ma non se ne fece nulla. Solo prestiti gratuiti dai club brasiliani e la salvezza ottenuta nel Brasilerao. E la finale col Nacional? Il club colombiano, a seguito del disastro, chiese alla CONMEBOL (Confederazione Sudamericana) di assegnare ad honorem il titolo alla Chapecoense. Richiesta che venne accolta.

Soltanto 2 mesi dopo la tragedia la squadra tornò in campo con le “riserve”, superstiti di quella tragedia: finì 2-2 contro il Palmeiras, ma lo stadio al minuto 71 si fermò e applaudì commossa le 71 vittime.

I tre sopravvissuti tra gol e speranze di tornare in campo

La Chapecoense venne invitata da Barcellona e Roma per disputare un amichevole in estate. A detta del club brasiliano, sono state le uniche a dare vero e proprio sostegno alla società. Contro i blaugrana è tornato in campo Alan Ruschel, uno dei 3 rimasti in vita. Fascia da capitano al braccio e tanta emozione al momento della standing ovation del Camp Nou. Ruschel è tornato anche al gol, ma contro la Roma allo Stadio Olimpico, su calcio di rigore. Una rinascita che però non ricuce la grande ferita.

Helìo Neto, difensore della Chapecoense, insegue il sogno di tornare anche lui a calcare il terreno da gioco. Purtroppo per lui, alcuni dolori post-tragedia gli impediscono di tornare a giocare per il suo club. Infine, Jackson Follman, portiere della Chape, ha subito l’amputazione di una gamba. E’ tornato ad allenarsi lo scorso 16 novembre, con una protesi.

La squadra, ottenuta la salvezza, proverà nell’ultima giornata ad ottenere la qualificazione per la Copa Libertadores. Un grande traguardo, che potrebbe provare a segnare un nuovo punto d’inizio per il club. Ma non sarà facile.