Charlie Hebdo si ferma e non sarà in edicola



Il giornale satirico Charlie Hebdo, dopo l’attentato del 7 gennaio 2015, non ha ancora superato il doloroso trauma e decide di fermarsi. «Piangevano disegnando, nessuno può uscire indenne da una cosa così»

«Piangevano disegnando, prima che di vignettisti e disegnatori si tratta di uomini e donne. Nessuno può uscire indenne da una cosa così». Le struggenti parole di Christophe Thévenet, legale di Charlie Hebdo, parlano da sé e non hanno bisogno di commenti. Dopo il violento attentato dello scorso 7 gennaio la redazione del giornale satirico non sije suis charlie è ancora ripresa dallo shock nonostante l’appoggio e il sostegno derivato non solo dalla stampa mondiale, ma soprattutto dai lettori e da coloro che credono ancora nella libertà.

Se lo scorso numero ha registrato circa 7 milioni di copie vendute, la prossima stampa di Charlie Hebdo non si troverà in edicola né mercoledì 4 febbraio né quello successivo, 11 febbraio, dal momento che si è ufficialmente deciso di non stampare il prossimo numero. Almeno non ancora. Infatti, secondo le dichiarazioni della responsabile della redazione di Charlie Hebdo Anne Hommel, la sospensione del giornale ha delle motivazioni valide e precise che non vogliono però sembrare segno di resa davanti ai colpi di kalashnikov sparati circa un mese fa: «Non è una rinuncia o un arretramento davanti alle minacce islamiste. Ma un semplice problema di stress e stanchezza della redazione, provata dal massacro, dai funerali e dalla fatica di pubblicare in condizioni estremamente difficili il numero dopo la strage».

Charlie Hebdo, dunque, non si arrende alla violenta minaccia jihadista ma sta solo temperando le matite. Anzi, dopo la nomina a direttore del vignettista Laurent Sourisseau, noto come Riss, la redazione di Charlie Hebdo si sta Charlie Hebdoimpegnando per trovare una giusta e valida soluzione per gestire gli oltre 2 milioni di euro di finanziamenti pervenuti dopo l’attentato, sia attraverso la vendita del n°1178 che attraverso la richiesta di abbonamenti (circa 80 mila rispetto ai “soli” 10 mila precedenti). Capitale che, molto probabilmente, non solo andrà alle famiglie delle 17 vittime dell’attentato ma servirà anche a costituire un fondo di dotazione per aiutare i giornali satirici attraverso il mondo”. Infatti, sempre secondo l’avv. Thévenet, questo fondo servirà a costituire tanti altri Charlie Hebdo nel mondo che combatteranno per tenere sempre alti i valori della libertà, che sia di stampa, di parola o di pensiero. La cosa certa è che Charlie Hebdo, journal irresponsable, non chiuderà ma rinascerà, costi quello che costi, dalle ceneri delle matite che furono spezzate e bruciate in quell’amaro e triste 7 gennaio 2015.

 

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