Coronavirus: l’Oms detta nuove regole per uscire dall’isolamento



Coronavirus oms
immagine da pixabay

Cambiano le linee guida dell’Oms in termini di Coronavirus. Per uscire dallo stato di isolamento infatti, basteranno solo tre giorni senza sintomi. Via quindi al doppio tampone negativo

Il Coronavirus è ancora in circolazione, ma sembra finalmente aver allentato la presa. I numeri dei contagi in Italia sono sempre più incoraggianti, così come quelli dei deceduti, un andamento che fa tirare un sospiro di sollievo al nostro paese.

I criteri aggiornati al 27 maggio

Secondo i criteri, aggiornati al 27 maggio, per gli asintomatici sono previsti dieci giorni in isolamento e per i sintomatici un periodo della stessa durata, al quale si aggiungono altri tre giorni senza febbre o difficoltà respiratorie.

Le nuove regole dell’ Oms

Visto l’andamento del virus arriva dall’Oms la decisione di cambiare le linee guida. Stando alle nuove disposizioni infatti, per uscire dallo stato di isolamento, non serve più un doppio tampone negativo a distanza di almeno 24 ore. Bastano soltanto 3 giorni senza sintomi. Gli asintomatici dovranno rimanere a casa per almeno 10 giorni dal test positivo, con l’aggiunta di tre giorni senza sintomi febbrili. Mentre per gli asintomatici basteranno dieci giorni.

La decisione assunta dall’Organizzazione mondiale della Sanità si fonda su di un dato di fatto, appurato grazie ai trascorsi mesi di lotta al Coronavirus.“I criteri aggiornati riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus SarsCoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane” spiega l’Oms in una nota.

Nonostante questo risultato positivo del test, è improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un’altra persona” si conclude così l’intervento sulle nuove linee guida da Coronavirus. Tuttavia i cambiamenti apportati dall’Oms sembrerebbero aver sollevato delle perplessità.

I dubbi di Roberto Speranza

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, in una lettera al Comitato Tecnico Scientifico (Cts) chiede di approfondire le nuove linee guida perché potrebbero incidere sulle disposizioni in vigore in Italia. I dubbi del ministro riguardano delle casistiche particolari. Ci sono infatti contagiati che dopo due tamponi negativi ne registrano uno positivo, altri invece che a uno o due mesi dall’inizio dell’infezione non si sono ancora negativizzati.

Marcello Tirani, epidemiologo della direzione Welfare della Regione Lombardia in un’intervista al Corriere tira il freno sulla questione e chiede cautela agli italiani. “Restiamo prudenti per non trasmettere messaggi che potrebbero suonare come un liberi tutti ed essere fraintesi”.

Resta un problema di fondo, cioè quello di reale confronto scientifico tra i casi dell’inizio e quelli di oggi. Spiega ancora Tirani: “Se a marzo si facevano 100 tamponi al quinto giorno della persona malata, adesso in molti casi se ne fanno altrettanti al 40esimo giorno. La carica virale è scesa di parecchio”.

Dunque se l’epidemiologo da un lato crede nella perdita virale del Coronavirus, dall’altro ci tiene a non lanciare un messaggio sbagliato. Far abbassare la guardia agli italiani potrebbe essere un grave errore, tuttavia non si può fare a meno di appurare che allo stato attuale “la gran parte di questi non cresce. Quello che il tampone rileva in molti casi è materiale abortivo del virus”.

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