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Tutti i 6000 casi positivi al Covid-19 riscontrati in Islanda sono stati sequenziati rendendo il Paese leader mondiale nel sequenziamento

L’Islanda ha sequenziato geneticamente tutti i suoi casi positivi al COVID-19 dall’inizio della pandemia, una pratica sempre più importante in vista della diffusione delle nuove varianti emerse in Gran Bretagna, in Brasile e in Sud Africa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha esortato tutti i Paesi ad adottare la pratica del sequenziamento del genoma di Sars-Cov2 per contribuire a combattere le varianti emergenti.

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Gli scienziati del laboratorio del gruppo islandese di biopharma deCODE Genetics a Reykjavik hanno lavorato incessantemente negli ultimi 10 mesi, analizzando ogni test positivo sul coronavirus in Islanda su richiesta delle autorità sanitarie del paese.

“Ci vuole un tempo relativamente breve per eseguire il sequenziamento effettivo”, spiega il capo del laboratorio, Olafur Thor Magnusson, aggiungendo che “circa tre ore” sono tutto ciò che serve per determinare il ceppo del virus.

L’intero processo, dall’isolamento del DNA al sequenziarlo, può richiedere fino a un giorno e mezzo e ha permesso all’Islanda di identificare 463 varianti separate, che gli scienziati chiamano aplotipi. Prima del sequenziamento, il DNA di ciascun campione viene prima isolato, quindi purificato utilizzando sfere magnetiche. I campioni vengono quindi portati in una stanza massiccia e luminosa piena di apparecchiature, dove un suono assordante viene emesso da piccole macchine simili a scanner. Le macchine sono sequenziatori di geni che mappano il nuovo genoma del coronavirus.

Tutti i circa 6.000 casi di COVID-19 segnalati in Islanda sono stati sequenziati, rendendolo leader al mondo nel sequenziamento di COVID.

Mentre diversi paesi, come Gran Bretagna, Danimarca, Australia e Nuova Zelanda, eseguono alti livelli di sequenziamento, nessuno di essi si avvicina minimamente ai livelli dell’Islanda.

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