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Crimson Peak è un Jane Eyre in una casa vecchia tra mistero e fantasmi. E poi quell’artigianalità, quel gotico che rende Del Toro inimitabile…

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Guillermo Del Toro è quel cinema che sa di terra, di atmosfera, di fantastico. Del Toro costruisce un universo in cui mescola sacro e profano, guerra e pace, amore e violenza. Una sorta di Teatro della crudeltà, dove la vita si libera e si auto-rappresenta in infiniti forme e colori.

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Crimson Peak, Guillermo Del Toro

Crimson Peak può essere un importante ritorno del regista messicano sul grande schermo, il 22 ottobre in Italia, perché sembra riportare in auge uno stile e dei percorsi narrativi propri, tanto romantici quanto orrorifici, giostrati dalla maestria di uno sguardo così profondo che entra nelle viscere della Terra e la ripopola di trasposizioni metaforiche. 

Guillermo Del Toro è tra i migliori registi del panorama contemporaneo, perché unico nella sua composizione, di cui si prova spesso nostalgia.

Se amate il gotico, non banale, ma che nella struttura architettonica disegna nevrosi e paure; se amate il romantico, inteso come uomini dell’Ottocento, quando ciò che emanava bellezza era strettamente legato allo spavento (il sublime): siete nel cinema di Guillermo Del Toro. Non solo.

Se amate il fantastico, fatto però di “carne e ossa”, che respira e che suda; se amate l’horror che nasce dai dolori, da un rigetto storico, da un contesto svuotato dalla civiltà: siete nel cinema di Guillermo Del Toro.

Con Crimson Peak, ci allontaniamo dalle ambientazioni de Il labirinto del fauno, e siamo in Inghilterra, nel diciannovesimo secolo. L’interno in cui si scrive la storia è una casa vittoriana, nelle campagne rurali del nord.

Edith Cushing (Mia Wasikowska) trascorre la sua vita in questa casa “vecchia”, sogna e s’impegna per diventare una scrittrice, in un conflitto passionale verso due persone molte diverse. Una tragedia familiare, però, le segna l’esistenza. La sua vita diventa un incubo, circondata da personaggi misteriosi, una dei quali suo marito (Tom Hiddleston).

Tra Alfred Hitchcock e Mario Bava, il creatore di Crimson Peak racconta il suo legame con il cinema europeo e con la letteratura vittoriana, nel trapasso tra Ottocento e Novecento in particolare, dove i fantasmi possono diventare personificazione di un rapporto preciso con la storia sociale e con la cultura.

Un momento di grande cinema si avvicina, perché pochi come Guillermo Del Toro, sanno impressionare con l’arte della fascinazione lasciando “ricordi” indelebili e sperimentando nuovi linguaggi, com’è già accaduto con Il labirinto del fauno e La spina del diavolo.  

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