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Il premier ottiene la maggioranza relativa, che non basta. Renzi perde la sua scommessa, Salvini non può permettersi elezioni e anche la maggioranza ha grane da risolvere.

La crisi di Governo non è ancora archiviata. Ieri Conte ha ottenuto la maggioranza relativa al Senato, ma l’impressione è quella che si tratti di una lunga partita a scacchi, dall’esito per nulla prevedibile. Ma è già possibile trarre delle conclusioni per quanto riguarda i protagonisti di questo secondo round. Tra vinti e vincitori infatti, nessuno ha la possibilità di festeggiare.

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Conte può respirare dopo la fiducia

Uno dei protagonisti – suo malgrado – di questa crisi di Governo, Giuseppe Conte ha incassato la maggioranza anche al Senato. Ma a differenza della Camera si tratta di una maggioranza relativa, sufficiente a vivacchiare, ma non per approvare provvedimenti importanti come lo scostamento di bilancio. Eppure, la vittoria di Conte gli fa guadagnare tempo. Tempo prezioso per rafforzare la sua maggioranza e sostituire Italia Viva e per non dover dipendere dai senatori a vita. Una partita complessa, ma per niente impossibile. Ad ogni modo, vince la sua battaglia contro Renzi e compatta il resto della maggioranza intorno a sé. Il premier è pronto ad affrontare il resto della crisi di Governo con più energia e convinzione.

Crisi di Governo: Renzi perde su tutta la linea

Al di là di fantasiose ricostruzioni mediatiche, e aldilà delle dichiarazioni rese dallo stesso Renzi, egli esce come il grande sconfitto della giornata di ieri. La sua battaglia personale contro Conte è fallita. Mediaticamente, nei contenuti, nel merito, nelle votazioni. Un abisso umano e politico incolmabile li separa, certificato dai rispettivi interventi e dalle votazioni. L’astensione di Italia Viva è stato solo un artificio per evitare la disgregazione del partito, che appare comunque inevitabile, e sarà Conte a capitalizzare i fuoriusciti.

Nencini ha votato a favore e altri senatori di IV come Comincini e Grimani hanno detto di non voler rimanere all’opposizione. E l’opposizione apre una prospettiva terribile per IV: quella di finire nel Gruppo Misto al Senato. Una crisi di governo aperta da Renzi, che lo sta punendo. Se Conte troverà i responsabili di cui ha bisogno, naufragherà anche il sogno di Renzi di veder tornare la maggioranza alla sua porta.

Salvini non può permettersi nuove elezioni

Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno annunciato di voler chiedere un colloquio con il Capo dello Stato per chiedere nuove elezioni e mandare a casa Conte. Ma si tratta di un bluff. Salvini sa che il suo partito ha perso una valanga di consensi dai tempi del Papeete. Non sono pochi i parlamentati leghisti che al di là dei proclami non hanno la minima intenzione di tornare al voto e rimanere fuori dal Parlamento. E il centrodestra non è così unito come vuol far credere: Forza Italia ha già fornito 3 responsabili alla maggioranza. Non si può escludere che ce ne saranno altri. L’impressione è che il centrodestra stia cercando di agitare le acque per tentare di arginare l’emorragia dei responsabili.

Movimento 5 Stelle in alto mare

La forza di maggioranza relativa del Governo, durante questa crisi di Governo è quella che più di tutte ha fatto quadrato intorno a Conte. Questo perché pesa la mancanza di un leader e di una linea chiara. I 5 Stelle vedono ora in Conte la loro ragion d’essere, sperando che possa aprire una stagione nuova per una forza politica che non riesce ad uscire dal pantano in cui si trova. Gli ex 5 stelle potranno diventare determinanti nella caccia ai responsabili, dal momento che non sono pochi.

Le mille fisime del PD durante la Crisi di Governo

Il PD vive uno dei suoi soliti drammi esistenziali. Da una parte c’è Zingaretti che vuole credere nel progetto del patto di legislatura, con Conte a fare da perno centrale, dall’altra c’è la necessità di puntellare la maggioranza ora che Italia Viva è stata messa alla porta ed evitare di dover tornare a bussare alla porta di Renzi. Ed è qui che casca l’asino: a molti del PD fa paura la popolarità di Conte. Un eventuale lista Conte agita il sonno a molti in casa Dem, ma altri pensano che potrebbe essere il fulcro su cui costruire uno schieramento progressista ed europeista. Ma solo dopo la riforma elettorale, necessaria per spezzare la schiena ai sovranisti, ai quali il PD non intende consegnare il paese. Resta centrale anche la necessità di tappare le orecchie ai marinai piddini irretiti dalle sirene renziane che continuano a cercare un dialogo.

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