Crolla lira turca, Trump aumenta dazi su alluminio e acciaio



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A seguito del crollo della Lira turca, che affossa le borse dei paesi emergenti, Trump aumenta le tariffe su alluminio e acciaio

Il crollo delle lira turca, registratosi nelle ultime ore, sta già avendo effetti profondissimi sui mercati, in particolar modo quelli dei paesi emergenti ad essere colpiti. La Turchia, infatti, non solo presenta profonde criticità strutturali, ma è attualmente anche sotto sanzioni degli Stati Uniti. Così, a causa del timore degli investitori nella capacità di Ankara di far fronte ai propri debiti, la lira turca si è svalutata molto velocemente, trascinando con sé diversi Paesi emergenti, colpendo le banche europee e facendo crescere il dollaro in termini esponenziali. 

Di fronte a questa situazione, il Presidente USA Donald Trump ha deciso di aumentare le tariffe su alluminio e acciaio ha annunciato “un raddoppio dei dazi sull’acciaio e l’alluminio della Turchia in quanto la loro valuta, la lira turca, è in rapido calo nei confronti di un dollaro molto forte. I dazi sull’alluminio saranno ora al 20% e quelli sull’acciaio al 50%. I nostri rapporti con la Turchia non sono buoni al momento“.

I rapporti non buoni a cui accenna Trump sono da leggersi anche in funzione di una sfida a Erdogan. Nei rapporti tra i due paesi pesano una serie di incidenti diplomatici (come il mancato rilascio dell’americano Andrew Brunson, arrestato nel 2016 per complotto e spionaggio in seguito al fallito colpo di stato anti-Erdogan) e la vicinanza della Turchia all’Iran (che a sua volta sopporta sanzioni americane che incidono anche sulla Turchia, dato che essa dipende dall’Iran per il 50% del fabbisogno di petrolio e per il 17% di gas naturale).

In questo scenario da guerra finanziaria, Erdogan, forte anche del suo enorme consenso, gioca la carta patriottica esortando i suoi cittadini:Se avete euro, dollari e oro sotto il cuscino, andate in banca e cambiateli in lira turca. Questa è una lotta nazionale.” Tuttavia, parallelamente e con spirito più pragmatico, ha affidato al ministro delle Finanze Herat Albayrak, suo genero, un nuovo piano economico per evitare l’emorragia di capitali.

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