Decreto Sicurezza: cos’è e cosa prevede?

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Il Decreto Sicurezza, firmato Matteo Salvini, è stato approvato in Senato. Ma che cos’è? E, soprattutto, che cosa prevede?

Giornata da incorniciare per Matteo Salvini. Il suo Decreto Sicurezza, il n.113/2018, è arrivato in prima lettura in Senato. La cosa ancora più importante, però, è che è stato approvato, con 163 sì, e sarà convertito in legge. Ma cosa prevede? E, soprattutto, come si compone?

Il Decreto Sicurezza si compone di quattro parti: dall’articolo 1 al 14 si occupa di immigrazione, dall’articolo 16 al 31 si occupa di sicurezza pubblica. La terza parte, invece, riguarda l’organizzazione del ministero dell’Interno e dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata. Infine, l’ultima sezione si occupa delle disposizioni finanziarie e finali.

Ma andiamolo ad analizzare punto per punto.

Protezione umanitaria

Il Decreto Sicurezza reca disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica. Inoltre, vi sono misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Nel suo primo articolo, prevede l’abolizione della concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sancito dal Testo unico sull’immigrazione. Secondo la legge attualmente in vigore, questo tipo di permesso può essere concesso ai cittadini stranieri che presentano seri motivi. Essi devono essere di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato.

Chi fugge da conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità ha diritto ad aiuti umanitari. Hanno diritto a questa tutela anche le vittime di sfruttamento lavorativo o che sono oggetto di persecuzione. Il loro permesso dura da 6 mesi ai 2 anni a seconda del caso e può essere rinnovato. Il Decreto Sicurezza, inoltre, prevede l’abrogazione della protezione umanitaria.

Il decreto ha identificato nuovi reati che comportano la revoca della tutela. Tra questi vi sono la violenza sessuale, produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione, furto, minaccia, violenza o resistenza a pubblico ufficiale.

Sistema di accoglienza

I titolari di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati saranno gli unici a poter usufruire del sistema d’accoglienza. L’articolo 2 del decreto prevede che gli irregolari possono essere trattenuti nei Centri Per Il Rimpatrio, che hanno sostituito i CIE, e in altri luoghi fino a un massimo di 180 giorni. Ad oggi, il limite è di 90 giorni.

Per quanto riguarda i fondi usati dai comuni per la creazione di sportelli informativi per gli stranieri, essi verranno spostati tutti in quelli del Ministero dell’Interno. Una mossa molto discutibile, che insinua seri dubbi sull’effettiva utilità dei fondi comunali.

Cittadinanza

La concessione della cittadinanza ai discendenti degli emigrati italiani all’estero sarà più difficile da ottenere. Infatti, saranno estesi i requisiti di residenza necessari per chiederla sia in caso di matrimonio che sulla base della residenza.

L’articolo 13 del decreto prevede anche che la cittadinanza può essere revocata e negata al soggetto condannato per reati legati al terrorismo.

Sicurezza urbana

Il decreto stabilisce le modalità di ricognizione delle situazioni di occupazione e i piani provinciali per le esecuzioni dei provvedimenti di sgombero. Per il 2018 è previsto lo stanziamento di 16 milioni diretti alla polizia di Stato e ai vigili del fuoco, cifra che raggiungerà i 50 milioni per gli anni successivi al 2019.

Saranno inasprite le sanzioni contro coloro che promuovono o organizzano l’invasione di terreni o edifici. Sarà incentivato l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche per coloro che commettono questo reato, in pieno accordo con il ministero della Giustizia.

Tra i provvedimenti, c’è anche la sperimentazione dei taser da parte della polizia municipale nei comuni con più di 100mila abitanti.

Lotta al terrorismo

La parte del decreto relativa al contrasto al terrorismo prevede che per noleggiare tir o furgoni sia obbligatorio comunicare anticipatamente al Centro Elaborazione i propri dati identificativi, che verranno analizzati. Nel caso di potenziale pericolo, le forze dell’ordine riceveranno una segnalazione.

Salvini, inoltre, ha proposto la creazione di un Daspo per chi è sospettato di star preparando un attentato oppure di essere affiliato a un’organizzazione terroristica.

Lotta alla Mafia

L’ultimo punto cruciale del Decreto Sicurezza è la lotta alla Mafia. Per contrastare le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione, il decreto prevede la nomina di un Commissario straordinario. Ciò avverrebbe solo in caso di segnalazioni di situazioni anomale o di condotte illecite da parte di un Prefetto.

Gli immobili confiscati alle organizzazioni criminali possono essere dati in affitto “sociale” alle famiglie in condizioni di disagio. Ciò, però, non implica l’obbligatorietà del fatto. Dunque, anche questo resta un punto oscuro.