7 Maggio 2018 - 12:33

Cinque Stelle, Di Maio: “No al governo del presidente”

reddito di cittadinanza

Nel nuovo giro di consultazioni, il Movimento esprime tramite Di Maio contrarietà a un governo del Presidente e paventa un ritorno al voto

Il governo del Presidente, ovvero una delle ultime possibilità rimaste a Mattarella per evitare il ritorno alle rune se anche questo giro di consultazioni dovesse fallire, incontrerebbe l’avversione del Movimento Cinque Stelle.

Lo fanno sapere per mezzo di Luigi Di Maio, che nonostante i numeri a suo favore, però, temporeggia da settimane, non sciogliendo la riserva su una intesa di governo. Di Maio, oggi al Quirinale, ha chiuso alla possibilità di un governo “tecnico” o “del Presidente”. Ha affermato infatti che “se c’è la buona volontà è ancora possibile un governo politico“, nonostante lui stesso abbia avuto una buona responsabilità nel far naufragare sia il dialogo con la Lega che con il Partito Democratico.

Dopo le consultazioni, il capo del M5S ha dichiarato alla stampa: “Oggi siamo in un’altra fase e io ho detto, ma su questo punto la Lega lo sapeva già, che io sono disponibile a scegliere con Salvini un premier terzo che possa rappresentare un contratto di governo con reddito cittadinanza, abolizione Fornero, e una serie di misure anti-corruzione“. Sembra quindi che i Cinque Stelle siano tornati verso la Lega, dopo aver interrotto il dialogo con essa e aver chiuso a ogni futura trattativa.

Ha poi proseguito: “Se non ci sono condizioni per governo politico consapevole dei problemi degli italiani e che non faccia solo quadrare i conti, allora per noi si deve tornare al voto nella consapevolezza che sarà un ballottaggio: ora è chiaro che ci sono due realtà politiche che competono per governo di questo Paese e gli italiani sceglieranno”.

In realtà, la situazione creata da un ritorno al voto sarebbe molto diversa dai toni semplicistici che usa Di Maio: il sistema tripolare italiano, dopo la bocciatura dell’Italicum e della riforma costituzionale, rende impossibile un governo che non sia frutto di un accordo in Parlamento anche tra forze opposte. In questo senso, una nuova tornata elettorale potrebbe cambiare i rapporti di forze, ma non la situazione alla base.