Doctor Who 11×01: la recensione di ‘The Woman Who Fell To Earth’



Doctor Who

Una nuova era ha inizio. La recensione di Zon.it alla puntata più rivoluzionaria della storia di Doctor Who, uno show che si porta dietro cinquantacinque anni di storia

Non è semplice recensire una puntata di Doctor Who così importante per l’evoluzione della serie più longeva del mondo che, di natura, ha bisogno di cambiamenti più o meno drastici per poter continuare a splendere ed esplorare territori sempre nuovi.

“The Woman Who Fell To Earth” non è soltanto il trampolino di lancio della terza era dello show moderno, bensì il primo capitolo di qualcosa che ha radicalmente cambiato il modus operandi della serie fin proprio alla radice.

Si è parlato tanto del casting del nuovo dottore in questo anno d’attesa al debutto di Jodie Whittaker.

Diversi fans si erano schierati completamente contro una scelta di questo genere, affermando che fosse profondamente sbagliato che il personaggio indubbiamente più iconico della storia televisiva anglosassone cambiasse sesso per il “politicamente corretto”.

Altri, invece, si erano dimostrati entusiasti all’idea di un cambiamento così importante ma allo stesso tempo necessario, ad un nuovo step che avrebbe cambiato le carte in tavola ma che mai avrebbe in qualche modo scalfito la personalità dell’alieno a due cuori che tanto ha dovuto affrontare nei suoi duemila anni di vita trascorsi in ogni dove e in qualsiasi linea temporale il fido TARDIS lo avesse condotto.

Così, tra news che preannunciavano cambiamenti su tutti i fronti (nuovo showrunner, nuovo TARDIS, nuovi sceneggiatori, nuovi effetti speciali, nuove inquadrature, nuova sigla, nuovo tema, nuovo compositore della soundtrack), la prima domenica di ottobre – sì, Doctor Who ha cambiato anche la sua collocazione settimanale, passando dal poco fortunato sabato alla ben più redditizia domenica sera – abbiamo finalmente potuto dare il primo sguardo alla completa rigenerazione di questo show.

Tante sono le cose da dire, per cui procediamo con ordine.

Trama

“Non ci sono alieni a Sheffield”. In una città dello Yorkshire del sud, le vite di Ryan Sinclair, Yasmin Khan e Graham O’Brien stanno per cambiare per sempre quando una donna, incapace di ricordare il proprio nome, cade dal cielo notturno. Crederanno a ciò che dice? E lei sarà in grado di dare una risposta agli strani eventi che stanno accadendo in città?

Il nuovo universo di Doctor Who

La stagione 11 del reboot della serie iniziato nel 2005 si presta a rivoluzioni ancor più importanti di quelle avvenute con ‘Rose’ e ‘The Eleventh Hour’.

Siamo, infatti, di fronte al primo Dottore donna e alla presentazione di ben tre companions, numero mai visto in queste stagioni moderne, nonostante sia stato quello col quale la serie tv debuttò in bianco e nero ben cinquantacinque anni fa.

Ed è proprio con l’inizio di tutto che che questa prima puntata di dieci sembra volersi confrontare: il Dottore della Whittaker si mostra come una versione completamente nuova di ciò che abbiamo sempre amato, nonostante al contempo dimostri una capacità attoriale così straordinaria da strizzare l’occhio soprattutto a reincarnazioni passate come quelle del decimo e dell’undicesimo.

Lei è il Dottore dalla primissima scena: spettacolare il modo in cui inizialmente si comporti come il miglior Twelve che ormai ci ha abbandonati per poi, nel corso dei minuti, mutare e stabilizzarsi definitivamente.

Thirteen è simpatica, pazza, coinvolgente, bisognosa d’affetto ed entusiasta nei confronti di tutto ciò che la circonda, rispettando a pieno tutte le raccomandazioni che il Dottore di Capaldi le aveva dato prima di cederle il posto.

Non assistiamo, quindi, al classico smarrimento a cui eravamo ormai ciclicamente abituati quando un nuovo attore sostituiva l’amato vecchio interprete, e questa non può che essere una preziosa opportunità per coloro che avevano minacciato di lasciare lo show.

Jodie si dimostra, in sostanza, non solo in grado di poter fronteggiare a mani basse il confronto con i suoi colleghi precedenti, bensì capace di far innamorare una nuova fetta di fans di questa iconica figura. Stessa cosa avviene con i companions: è facile empatizzare con un Ryan in difficoltà serie nell’affrontare i suoi problemi causati dalla diprassia, o con una Yaz stanca di vivere un’esistenza in cui non si sente valorizzata e, soprattutto, un Graham letteralmente rinato grazie all’amore di Grace.

Il punto forte di questa rinascita risulta essere proprio il focalizzare la narrazione su personaggi solidi fin dall’inizio, aspetto che Chibnall è sempre stato in grado di creare alla perfezione (si veda Broadchurch, in cui le azioni e le reazioni dei personaggi muovevano le fila della storia con una maestria che sempre più difficilmente riscontriamo nella serialità americana).

Il rendere fin da subito chiaro quanto sarà matura, dark e drammatica questa nuova versione dello show è stata la carta vincente di un esordio perfetto sotto tutti i punti di vista. Il tutto, tra l’altro, accompagnato da una colonna sonora ispirata ed inquadrature degne dei migliori film.

Il taglio cinematografico che ci era stato promesso emerge fin dalla prima scena, in cui una Sheffield mozzafiato diviene la nuova protagonista, strappando il posto ad una Londra tanto amata ma effettivamente abusata.

Il nuovo ‘Who’ cerca di trovare il modo giusto per imporsi nuovamente nel panorama televisivo, mostrando fin da subito una sua identità subito riconoscibile con la quale è facile familiarizzare.

Quella magia dell’ignoto e quell’atmosfera cupa che si impone come una costante in tutta la durata dell’episodio, fanno ben sperare e rincuorare i fans preoccupati per cambiamenti così radicali. 

Quanto è strato stranamente bello non vedere il TARDIS e non poter assistere alla sigla? decisamente chiaro risulta l’obiettivo di Chibnall di rendere assolutamente imprevedibili anche aspetti da sempre presenti nello show, pur lasciando integro tutto quello che ha sempre reso speciale questa storia.

Il piacere del no-spoiler

Un’altra caratteristica peculiare del nuovo showrunner è, tra l’altro, quella di cercare di evitare qualsiasi tipo di spoiler prima della messa in onda degli episodi. Se questo, infatti, aveva reso l’attesa ancor più dura da sopportare, innegabile è ammettere quanto sia meraviglioso poter godersi gli straordinari viaggi del Dottore e della sua nuova ‘famiglia’ come se anche noi fossimo effettivi membri del gruppo.

E, se questo vale per elementi positivi quali il non sapere dove effettivamente si trovi il TARDIS, stessa cosa risulta per eventi tragici quali la morte di un personaggio così bello come quello di Grace, evento che renderà però l’amicizia tra il Dottore e i suoi cari ancor più speciale e diversa da ciò a cui eravamo abituati.

Il nuovo Doctor Who sa di vecchio sci-fi puro e semplice, con alieni nuovi e terrificanti che però volgono lo sguardo con attenzione e passione al passato, attraverso una story arc che si costruirà a suon di colpi di scena con una linearità a cui non eravamo abituati (ma che potrebbe rendere questa stagione tra le migliori di sempre) e un cast che, e per bravura e per la chimica fin da subito evidente tra loro, ci fa dimenticare che siamo di fronte solo al primo, gustosamente introduttivo, episodio.

Conclusioni

La 11×01 rappresenta il preludio di una nuova, eccitante era per il Dottore, gettando le basi per un futuro promettente e assolutamente in grado di soddisfare le alte aspettative del pubblico, il quale ha approvato e decisamente espresso curiosità estrema verso questo nuovo ciclo, facendo tornare lo show ai fasti di un tempo e premiando le scelte coraggiose compiute dal nuovo team con ben il 40.1% di share, un numero che Doctor Who non vedeva da ormai ben dieci anni.

Cosa succederà adesso? La ricerca del TARDIS si estenderà per più di un episodio? Come si evolveranno le relazioni tra i personaggi? Non ci resta altro che aspettare domenica prossima. 

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