Doctor Who Christmas Special 2017: la fine di un’era



Doctor Who

Lo special natalizio 2017 di Doctor Who, che vede la prima reincarnazione del Dottore incontrarsi con l’ultima apparsa sullo schermo perché convinti di non volersi rigenerare, sancisce la fine di tutti i percorsi avviati dopo l’inizio del revival della serie, nel lontano 2005

L’attesissimo episodio natalizio di quest’anno, considerato uno dei più invocati nella storia di Doctor Who, è finalmente andato in onda.

Mai come in questa puntata, infatti, passato, presente e futuro si sarebbero incontrati per concludere tutto ciò che lo show era stato fino a questo momento.

Parlare di Twice Upon a Time etichettandolo come “l’episodio della rigenerazione di Twelve” sarebbe, però, assolutamente riduttivo. Questo tredicesimo episodio della decima stagione, infatti, vede l’addio di tutta la troupe dello show sci-fi.

Trama

Durante gli eventi di “The Tenth Planet”, il Primo Dottore si trova al Polo Sud e tenta di evitare la rigenerazione, convinto di voler morire.

Fuori dal TARDIS, però, incontra il Dodicesimo Dottore, intento a fare lo stesso. All’improvviso il tempo si congela e un capitano della Prima Guerra Mondiale appare nella neve, portando i due dottori a scoprirne la causa e affrontare la rigenerazione.

La morte e la rinascita

Una delle tematiche affrontate nello special è quella della morte, strettamente correlata al concetto di rinascita.

Certo, questi elementi fanno parte da sempre della trama degli episodi in cui il dottore si cimenta con la rigenerazione. Nonostante ciò, in questo caso, esso assume significati molto più pregnanti, complice il fatto di avere all’interno della trama due dei dottori più tormentati e controversi.

Il principio e la fine (apparente) della storia del Dottore si fondono, nel “Previously on Doctor Who” più epico della storia.

Dopo la morte esiste una rinascita? Dopo il Natale, la speranza continuerà a scaldare il cuore dell’essere umano? Solo la figura del Dottore può garantirlo. 

Ma quando lo stesso dottore si rifiuta di credere nella speranza, quando l’eroe di tutti i tempi smette di credere in se stesso, come può esistere rinascita, come si può parlare di futuro?

La fine è sempre un nuovo inizio, e per capirlo, il Dottore dovrà viaggiare all’interno della sua stessa linea temporale. 

Il primo Dottore, allora, scopre quanto cambierà a seguito della svariate avventure, perdite e azioni straordinarie.

Il dodicesimo, invece, avrà bisogno di diverse presenze, per convincersi che la rigenerazione possa rivelarsi positiva anche in questo caso.

Ritorni attesi e ritorni inaspettati

Trattandosi dell’episodio finale dell’era Capaldi, era ragionevole aspettarsi il ritorno di qualche personaggio cardine delle stagioni di Twelve per conferire il giusto addio alla dodicesima reincarnazione del personaggio.

Il preannunciato ritorno di Pearl Mackie nel ruolo di Bill Potts, ad esempio, risulta inaspettato nella sua impostazione: non si tratta, infatti, di Bill in carne ed ossa, bensì della Testimonianza, una donna di vetro creata nella “Nuova Terra(perlustrata dal decimo dottore assieme a Rose nella lontana 2×01), in grado di ripristinare l’essenza e i ricordi dei defunti.

Attraverso questo escamotage, abbiamo l’opportunità di rincontrare il buon Nardole, altro assistente di Twelve nella scorsa stagione. L’abbraccio del trio (pur trattandosi, tristemente, di due “ricostruzioni artificiali” dei due personaggi) è indubbiamente uno dei momenti più toccanti dell’episodio.

Eppure, nonostante sia stato meraviglioso incontrare nuovamente Bill e Nardole, il cameo più atteso era sicuramente quello del personaggio femminile più importante dell’era di Peter Capaldi: Clara Oswin Oswald.

Sapevamo già che sarebbe stato difficile per Jenna Coleman combinare le riprese di Victoria con quelle dello special, girati in contemporanea.

Nonostante ciò, i fan più accaniti, non avevano mai perso la speranza: l’episodio finale di Capaldi e Moffat non poteva non comprendere anche lei.

Eppure il miracolo è stato compiuto: Jenna ha girato il suo cameo circa un mese dopo la fine delle riprese di tutti gli altri, assieme a quello di Jodie Whittaker nel ruolo del Tredicesimo Dottore.

Il Dottore ora ricorda ogni cosa, ogni avventura vissuta con lei, ogni volta che la sua Clara l’ha salvato e, soprattutto, ogni volta in cui lei gli aveva ricordato la sua essenza di Dottore.

Addio, meraviglioso dodicesimo dottore

Il Dodicesimo Dottore, inutile negarlo, è stato sicuramente il più tormentato e oscuro, il più profondo e dualistico del New Who.

Fin dalla prima apparizione, il suo domandarsi il perché di ogni azione fino a quel momento compiuta quasi meccanicamente, il riflettere sul suo ruolo sulla Terra e l’intero universo, ha fatto sì che egli entrasse nel cuore dei fan attraverso tempistiche diverse.

Molti l’hanno amato immediatamente, attratti dalla sua psiche complessa, altri non sono riuscito ad apprezzarlo si da subito, perché scioccati dal cambiamento drastico dovuto alla rigenerazione di Eleven. Eppure, man mano passavano gli episodi e le stagioni, più i fan si rendevano conto di quanto Twelve fosse speciale.

“Il dottore è un uomo buono?”

Questo enigma, che avrebbe tormentato il Dottore per l’intera ottava stagione, viene domandato a Clara a seguito dell’incontro con Rusty, un Dalek che si era ribellato agli altri membri della sua specie.

“Tu sei un buon Dalek!”, con questa frase Rusty aveva congedato il dottore nella 8×02, “Into the Dalek”. L’apparizione sensazionale del personaggio ha, per forza di cose, conferito una chiusura perfetta del cerchio.

Il Dottore, colui che aveva utilizzato il proprio volto per ricordare a se stesso di salvare le persone, ha definitivamente capito quanto fondamentale sia la sua essenza e, soprattutto, quanto sia stato importante per ogni persona che abbia avuto l’onore di incontrarlo.

Essere un Signore del Tempo può significare, a tratti, una condanna.

Questo il dottore lo sa benissimo. Per questa ragione, in fondo, scappò da Gallifrey a bordo di un TARDIS rubato. Lo dice anche First.

Eppure, il suo ruolo di “Dottore” gli ha permesso di condurre un’esistenza ricca sicuramente di sofferenze, ma soprattutto di vite salvate. 

Mai come con Twelve tutto ciò era risultato profondamente importante: è proprio grazie a lui, infatti, che il suo migliore amico era riuscito a redimersi definitivamente. Mai come con il dottore di Capaldi, l’essenza del dottore era stata sviscerata fin proprio alla radice. Per questo, il discorso finale di Twelve risulta il più adatto per la psiche del personaggio, nonché il più bello tra tutti quelli effettuati dal Dottore durante l’atto della rigenerazione.

La fine di una moltitudine di viaggi

Come anticipato all’inizio della recensione, “Twice Upon a Time” sancisce la fine del viaggio di tantissimi membri importantissimi per la storia della serie moderna di Doctor Who.

Il primo, grande addio è indubbiamente quello dello showrunner Steven Moffat.

Quanto sarà strano non leggere più il suo nome sotto il titolo degli episodi? Il suo contributo all’interno della storia di Doctor Who resterà indelebile nel cuore di ogni fan. Non si può dimenticare la mente creatrice di trame assurde, episodi geniali, di personaggi complessi e profondi.

Sembra quasi impossibile da scrivere, ma questo è definitivamente un addio. Moffat non scriverà mai più per Doctor Who.

Sappiamo già quanto farà male metabolizzare questa cosa, ma al tempo stesso è innegabile l’eccitazione in vista di una nuova era targata Chris Chibnall, il grande creatore di Broadchurch, una delle serie evento degli ultimi anni.

Oltre a Moffat e agli altri sceneggiatori suoi collaboratori (Toby Whithouse e Mark Gatiss hanno addirittura avuto un ruolo da attore nell’episodio), a lasciarci sarà anche Murray Gold, il visionario compositore della serie sin dalla prima stagione del 2005.

In questo caso, sarà davvero difficile riuscire a trovare un compositore degno del suo predecessore. L’utilizzo delle tracce più famose e toccanti da lui create, inoltre, non migliorano di certo la situazione.

Il 2018 segnerà davvero l’inizio di un’era completamente nuova per lo show più longevo della storia della televisione. 

Considerazioni finali

“Twice Upon a Time” rappresenta il perfetto congedo per Peter Capaldi, Steven Moffat e il resto della troupe di Doctor Who.

Il ritmo serrato, la rappresentazione organica degli eventi e le scene finali emozionanti al punto giusto, rendono questo special uno dei migliori mai realizzati nella storia dello show.

La chimica tra David e Peter risulta vincente, così come tutte le altre interazioni del Dottore con i personaggi che lo hanno accompagnato durante la sua era.

Interessante introduzione quella di Jodie Whittaker nel ruolo della tredicesima reincarnazione del dottore.

Come il saggio Ood Sigma disse a Ten, prima della sua fine:

“this song is ending, but the story never ends.”

E noi saremo qui, in attesa della rinnovata melodia iniziale.

Appuntamento al prossimo autunno, con l’undicesima stagione di Doctor Who.

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