Elezioni regionali 2015: vincitori e vinti



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Le elezioni regionali registrano un 5-2 per il centro-sinistra ma chi è il vero vincitore della competizione? La battaglia nazionale è totalmente riaperta

Le elezioni regionali sono ormai passate e i numeri parlano di un 5-2 per il centro – sinistra ma il dato politico necessita di un’analisi approfondita.

I veri vincitori di questa tornata sono, infatti, effettivamente due: la Lega Nord e il Movimento cinque stelle.

Per quanto riguarda il partito guidato da Salvini si può parlare di un vero e proprio exploit in quanto la Lega è riuscita sia a mostrare la sua valenza in termini di voti (grazie alla conferma di Zaia in Veneto) che la sua centralità nei diversi progetti di centro-destra (divenendo partito rilevante, in grado cioè di creare e dissolvere coalizioni).

L’affermazione elettorale in Umbria e nelle Marche (dove ha ottenuto il 15% circa di consensi), inoltre, delinea un’ulteriore trasformazione dei “padani” da partito etno – regionalista a partito nazionale, dall’identità per lo più di destra, con tendenze “localiste”.

Infine, essendo stata trainante in regioni come la Liguria, ha rimesso in discussione tutto il progetto di centro-destra dove si ritrova ad essere il primo partito e non solamente “il supporto proporzionale”.

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I pentastellasti, invece, riescono finalmente ad avere una forte affermazione anche in ambito locale: doppia cifra (con picchi oltre il 20% in alcune regioni) in tutte le realtà regionali e conferma come secondo partito(primo in alcuni casi) nei luoghi dove si è votato.

Il dato è rilevante in quanto viene sfatato il tabù elezioni regionali, caratterizzate da logiche totalmente diverse rispetto all’ambito nazionale, e si crea una base territoriale forte da cui ripartire.

Inoltre, in vista del disastroso Italicum, si genera la forte convinzione di poter dare molto filo da torcere agli altri competitors e, addirittura, di sognare il “colpaccio” in caso di ballottaggio.

Per i maggiori partiti di centro-destra(FI) e di centro-sinistra (Pd) la situazione è più complicata e delicata nella risoluzione.

Il partito di Berlusconi mostra la sua incapacità di andare diviso dalla Lega (vedi il caso Liguria) e la sua trasformazione a gregario nelle diverse coalizioni.

Infatti dove si è presentata l’intera “vecchia” coalizione ci sono state forti affermazioni mentre nelle regioni in cui ci si è presentati divisi la partita si è rivelata più dura del previsto.

Il Pd, invece, pur essendosi imposto in cinque delle sette regioni interessate risulta il partito con maggiori difficoltà.

Infatti, oltre alla particolare questione De Luca in Campania, il partito di Renzi si ritroverà ad affrontare le spinose questioni Liguria, devastata sia dalla scissione interna dei civatiani (guidati da Cofferati e Pastorino) che dalla sconfitta elettorale, Veneto, dove la candidata Moretti ha raccolto solamente il 22%, e Umbria, in cui la candidata Marini (poi eletta) è riuscita ad imporsi solamente all’ultimo secondo sul candidato del centro-destra Ricci.

Oltre a questo è da considerare anche la percentuale ottenuta a livello nazionale (o meglio nelle sette diverse regioni) dove i democrats si attestano intorno, in media, al 22% con la futura battaglia nazionale totalmente riaperta.

Come spesso accade le elezioni regionali modificano l’intero quadro nazionale e, con l’entrata in vigore della futura legge elettorale, ci potrebbero essere diverse sorprese.

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