Emergenza immigrazione, la Grecia è al collasso

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Migranti in un campo tra Grecia e Macedonia RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/EPA

Dopo la chiusura della rotta balcanica, l’emergenza immigrazione in Grecia si aggrava: ecco cosa sta succedendo in Europa

Idomeni, piccolo paesino sul confine tra Grecia e Macedonia, è ormai scenario dell’incalzante incubo dell’emergenza immigrazione.

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Idomeni RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/EPA

La storia, che nelle ultime settimane ha raggiunto una crisi tale da meritare il ruolo di protagonista delle notizie estere, è però in corso dal 2014: a partire da quell’anno i migranti provenienti da Siria, Afghanistan e Pakistan, iniziarono a rifugiarsi nel campo profughi di Idomeni per intraprendere l’ambita rotta balcanica.

Molti si chiedono, del resto, perché migliaia e migliaia di profughi sfidino le intemperie del mare per affollare le ormai esauste coste della Grecia.

Presto detto: la cosiddetta “rotta balcanica” collega Macedonia e Serbia ai paesi del Nord Europa, evitando l’Area Schengen, ovvero quello spazio che comprende i 26 Stati europei che hanno abolito i passaporti e i controlli doganali alle loro frontiere comuni. I profughi che attraversano la rotta balcanica evitando l’area libera, in caso di arresto sono condotti in zone come il confine ungherese o il confine croato, più vicini alle mete ambite.

Sogni, piani e strategie dei profughi rifugiati, sono però stati brutalmente interrotti dalla chiusura della rotta balcanica, annunciata nei giorni scorsi. Ciò ha inevitabilmente portato allo stremo delle forze una Grecia già dilaniata dall’emergenza immigrazione.

“La crisi umanitaria raggiunge il suo culmine in Grecia ha commentato il commissario europeo Dimitris Avramopoulos su Twitter – gli Stati membri accettino con urgenza i ricollocamenti.”

Nel frattempo, il confine greco-macedone non è l’unico a temere un’incontrollabile nuova ondata.

L’improvvisa chiusura della rotta balcanica, aspramente condannata da Berlino e Grecia, porta con sé il pericolo di un riflusso sulle coste dell’Adriatico: dall’Albania verso la via adriatica e dalla Libia verso Lampedusa, si preannuncia insomma una nuova stagione soggiogata da un’emergenza immigrazione sempre più incontrollabile.

Ma non solo: il muro innalzato tra Romania e Ungheria non implicherebbe un’immediata interruzione dei flussi migratori, ma al contrario porterebbe i rifugiati ad affidarsi alla malavita organizzata per attraversare il confine.

Una catena inossidabile di sofferenze umane che si inserisce perfettamente nella nostra storia.

Giambattista Vico, secoli addietro, parlava dei celebri corsi e ricorsi storici, sottolineando l’inevitabile ciclicità della nostra Maestra di Vita. Ed infatti rieccoci qui, a distanza di neanche 30 anni, a parlare nuovamente di muri, Germania, guerre.

Diversi i ruoli dei protagonisti, diverse le guerre, eppure la storia non cambia.