Far West Italia: le conseguenze del caso Sicignano



Sicignano

Il caso di Francesco Sicignano, il pensionato di Varpio D’Adda autore dell’omicidio di un ladro nel tentativo di furto, ha scatenato le reazioni dei media italiani. Fra la richiesta di sicurezza e di possibilità di difendersi in autonomia, crescono i dubbi sorti sulle reazioni dei cittadini italiani

In questi giorni una delle notizie poste al centro dei media italiani è quella riguardante la vicenda che ha coinvolto Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d’Adda (Milano) che si è reso protagonista dell’omicidio di un giovane ladro nel tentativo di furto.

Il caso Sicignano, su cui sta indagando la magistratura per accertare dinamiche ed eventuali colpe, ha però scatenato un intenso dibattito (antico come il mondo) che si basa sul connubio fra l’aumento della “tensione interna” e la “liberalizzazione delle armi da fuoco”.

Infatti, soprattutto sulla rete e nei “B – Talk Show” (quelli maggiormente seguiti dalle famiglie italiane), gli interrogativi che si sono posti gravitano attorno la possibilità, o meno, di autodifesa con armi e la richiesta di maggiore sicurezza.

Francesco Sicignano, il pensionato di Vapro D’Adda (Milano)

La questione in oggetto, al di là delle responsabilità personali del protagonista, merita un ampio approfondimento che trova fondamento sia nell’attuale periodo di crisi che nelle conseguenze di una possibile modifica della materia.

Il primo punto investe direttamente la “paura dell’altro” (inteso come straniero) e la maggiore richiesta di sicurezza interna.

I due temi, di facile trattazione durante un periodo di crisi come quello attuale, mostrano uno dei maggiori stratagemmi utilizzati negli ultimi anni: la strategia della paura.

Questa pontentissima arma, a cui si ricorre durante una stagione di forte instabilità sociale generale, viene sempre più considerata da un lato per un mero discorso propagandistico (utile a far emergere questa o quella forza politica) e dall’altro per giustificare una fase di diffusa “disperazione” individuando nell’ “altro” (intenso come straniero o semplicemente come non appartenente ad una determinata comunità) il problema cardine del periodo stesso.

Il secondo punto, invece, porta ad una vera e propria riflessione sulla possibilità di “liberalizzare” il mercato delle armi.

Il ripudio della violenza è un tema ripreso più volte dalle Costituzione repubblicana; dall’art.11 fino al art. 20, l’argomento è trattato in diversi modi al fine di chiarire al meglio come la Repubblica intenda affrontare la materia in oggetto.

L’eventuale possibilità di liberalizzare il mercato delle armi da fuoco avrebbe, soprattutto in un momento di “psicosi” nazionale, esclusivamente conseguenze negative.

Al pari dei ricorrenti episodi oltreoceano, un provvedimento del genere porterebbe più reati, molti dei quali ingiustificabili, che protezione personale.

Infatti, in questo modo, tutti si sentirebbero autorizzati ad utilizzare la propria “arma d’offesa” e tutti tenderebbero a giustificare l’atto con la “difesa personale”.

La disperazione unità alla richiesta di “stabilità” (di vita, nel lavoro o semplicemente mentale) di un popolo sta, purtroppo, generando una situazione di difficile soluzione e che sicuramente avrebbe il merito di aumentare esclusivamente il “caos” di una “disperata” Penisola Italica.

Il genere umano può liberarsi della violenza soltanto ricorrendo alla non-violenza. L’odio può essere sconfitto soltanto con l’amore. Rispondendo all’odio con l’odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell’odio stesso. (Gandhi) 

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