questione palestinese striscia di gaza

Non si placano le tensioni nella Striscia di Gaza, Netanyahu: “Sono determinato ad andare avanti con l’operazione”

Continua l’escalation di tensione nella striscia di Gaza, il cessate il fuoco sembra ancora lontano. “Sono determinato ad andare avanti con l’operazione” ha annunciato Benjamin Netanyahu. Non sono serviti i colloqui con il presidente americano Joe Biden a calmare il premier israeliano che ieri ha disposto la chiusura del territorio a tutte le organizzazioni umanitarie.

Potrebbe interessarti:

I bombardamenti che fino all’ultimo bilancio hanno causato 227 vittime palestinesi, tra cui 64 bambini e 38 donne, andranno ancora avanti. A confermalo è anche Hamas per mezzo del portavoce Hazem Qassem: “Non ci sono date specifiche per l’avvio di un cessate il fuoco perché tutti gli sforzi internazionali che vengono fatti, anche quello egiziano, si scontrano con la posizione israeliana che rifiuta ogni iniziativa sul cessate il fuoco“.

Da ormai dieci giorni la striscia di Gaza vive in loop le stesse scene. Prima i suoni lontani delle bombe che vengono lanciate e poi forti boati intrappolano le abitazioni in una morsa di fumo. Ogni giorno vengono colpite centinaia di abitazioni e puntualmente ogni giorno qualcuno muore sotto le macerie della propria casa mentre la comunità internazionale resta a guardare. Sono stati 40.000 gli obiettivi colpiti da Israele ieri, gli attacchi si sono concentrati a Khan Yunis e Rafah, nel sud della Striscia.

Soltanto ieri, dopo ben 10 giorni di violenze, delegazioni diplomatiche di Usa, Cina, Ue, Russia e Italia (tra cui anche altri Paesi) hanno incontrato il primo ministro israeliano. Ogni colloquio però è stato vano, Israele infatti non vuole un cessate il fuoco.

Le parole del capo della Farnesina

Sulla questione è intervenuto anche il ministro degli esteri italiano Luigi di Maio. Siamo convinti che l’Unione europea debba prendere una posizione chiara e unitaria e lavorare per riportare la calma e favorire la prospettiva di un ritorno al tavolo negoziale. Ho sostenuto, a questo fine, l’opportunità che l’Unione sviluppi un’iniziativa diplomatica proattiva, auspicando che il rappresentante speciale dell’Unione europea per il processo di pace in Medio Oriente, Sven Koopmans, possa recarsi quanto prima nella regione per contatti diretti con le parti”.

Letture Consigliate