Dalle Gole del Calore alla tavola da Carmelina

calore

Da Remolino al ponte di Magliano, attraversiamo roccia su roccia il corso del Calore tra le gole di Felitto, fino alla battaglia conviviale sulla tavola di Carmelina

Oltre il mare e le vette mozzafiato che troneggiano sotto il sole della Campania, nascosto nel cuore della terra del Cilento, all’ombra delle gole, mormora sottovoce con le sue acque uno dei migliori scorci di pittoresca bellezza che Felitto gelosamente custodisce.

Oasi naturalistica con 120 ettari di area protetta, le Gole accolgono sotto le loro rupi a picco il viaggio del fiume Calore che, partendo dal monte Cervati, attraversa gli Alburni e il parco nazionale del Cilento, fino ad unirsi al Sele ad 8 km dalla sua foce, a Paestum.

Il nostro viaggio oggi inizia da Remolino, da cui c’intrufoliamo nella vallata del Calore per intraprendere una passeggiata controcorrente che ci porterà lungo un percorso dominato “dall’occhio” della rupe di Felitto a quella di Magliano.

Camminiamo in fila indiana tra le pareti strette e profonde della roccia lavorata nei secoli dalla forza dell’acqua. È incredibile come queste rocce siano candide, marmoree, levigate con ardore e fantasia. L’acqua è irrequieta: il tempo di un salto e poi sprofonda sotto la pietra, per poi riemergere nuovamente e poi acquietarsi, per fluire lentamente e poi saltare ancora.

È un gioco tra i massi e l’acqua chiara che la “sfruculea”. Ora costretta ora libera, suona sotto i nostri piedi, che sul terriccio umido e all’ombra delle rocce ci godiamo il canto di natale del fiume.

Tra incastri di massi e cascate più o meno ripide, uniche appaiono le “marmitte dei giganti”, vortici pietrificati scavati nella roccia calcarea dall’azione vorticosa del fiume che il corso del tempo oggi ha reso sculture naturali a cielo aperto.

Siamo all’ultima discesa del fiume sotto il “ponte naturale di Pietra Tetta”, ponte che la natura da sola ha creato facendo cadere un grosso masso dal monte e incastonandolo tra le pareti strettissime delle Gole. Dopo la passeggiata all’ombra andiamo verso il sole diretti al ponte di Magliano, dove l’alveo del fiume esce allo scoperto e prende respiro.

Inizia la salita

Bando alle chiacchiere e alle foto che ci serve fiato. L’ora del pranzo si avvicina e il richiamo della tavola magica di Carmelina è sempre più sfacciato. La genuinità dei piatti della tradizione cilentana e l’ospitalità felittese hanno generato in noi un desiderio ossessivo compulsivo per questi luoghi.

Ma intanto derubiamo candidamente alla natura prima di lasciare la macchia: le bacche rosse del pungitopo sono troppo allettanti e troppo gaie per lasciarle sole a pochi giorni dal Natale!

Siamo finalmente al punto panoramico più alto. Sotto di noi il ponte medievale a “schiena d’asino” di Magliano Vetere, verso il quale ci affrettiamo a correre tutti in discesa.

Dobbiamo affrettarci perché con passo lesto e cattive intenzioni il “triumvirato dal piè veloceci ha superato da un pezzo per mettere mani sul ghiotto bottino di Carmelina.

Arriviamo accaldati ma ritemprati dalla forza catartica del fiume e, come ad ogni escursione, la sola visione del banchetto azzera ogni fatica e il prendere subito posto diventa vitale per le “strategie difensive”.

Siamo in trincea

 L’entrata di Leila con i vassoi tra le mani è come il fischietto dell’ufficiale che lancia l’attacco alla linea del nemico: ci prepariamo come soldati all’assalto dei vassoi appena toccheranno la tovaglia. Ci guardiamo negli occhi facendo finta di niente con il bicchiere tra le mani. Sembriamo allegri, ma siamo avvinazzati.

Ma entrambi gli schieramenti al tavolo sono in una situazione di pericolo per i 3 guerrieri dalla “forchetta facile”. Uno di fronte all’altro, le 2 linee contrapposte di commensali sono separate da quello spazio al centro che è “terra di nessuno”, ove ci sono pirofile fumanti e traboccanti di cibo “vivo”, dove chi “prima acchiappa cchiù se piglia”.

Spesso tutti gli sforzi profusi per conquistare qualche cucchiaio in più si rivelano inutili a causa della controffensiva del nemico. Un attimo di allontanamento o di distrazione può essere fatale. Possiamo restare mutilati del piatto e feriti profondamente nello stomaco.

Inizia l’assedio

Colpi di cavatelli al sugo con formaggio di capra si susseguono a grano condito con porro, cicoria di campo fritta con aglio e peperoncino e una sorta di mallone di rape e patate. Salamino piccante e capicollo di maiale scintillano sulla tavola come artiglieria pesante. Cantuccini con noci e lucerne di castagne sono armi da fuoco per i palati migliori.

Il pranzo da Carmelina è un vero massacro: qui dozzine di outdoorini ogni anno vengono iniziati alla dura legge del social-trek, dove, nell’anarchia regnante della tavola, quel che resta di sociale è la piaga dello stomaco che puntiamo a riempire.

Ebbri e mai sobri siamo pronti alla grande tombolata. In palio ci sono premi ghiotti della terra del Cilento: olio, vino, pagnotta formato famiglia, origano selvatico, castagnacci con pastarelle al cioccolato, bottiglie di pomodoro e l’oro di Felitto, “Don Fusillo”. Tutto rigorosamente “hand made” dalle mani di Carmelina e il suo staff di cucina.

Per un bottino così ricco serve pertanto tanta fortuna. Ma la fortuna è una ruota che gira e questa volta gira al contrario per il nostro reggimento, baciando i neofiti che oggi ricevono il battesimo alla tavola di Outdoor, nella loro prima esperienza di trekking conviviale.

Ma le nuove reclute ancora non conoscono gli effetti di Dio Bacco dopo il vino di Carmelina. Accalappiati tutti i doni con l’ultima giocata, si svuotano le cartelle e iniziano i bombardamenti: la curva sud si riempie le mani e inizia il “lancio delle ghiande”. Decine e decine di ghiande, utilizzate per le nostre cartelle, volano adesso nella stanza, scaraventate da una parte all’altra al “tavolo della perdizione”.

La “Ludoteca Outdoor Campania”, in sinergia con i servizi educativi del “fuori porta”, favorisce oggi la crescita psicologica dei partecipanti – ancora in età evolutiva – attraverso l’esperienza ludica del trekking. I ragazzi, anzi i bambini, i piccoli Outdoorini passati dal reparto di geriatria a quello di neuropsichiatria infantile, si sperimentano attraverso l’escursione e, con l’esperienza finale del banchetto, sviluppano capacità cognitive ed affettive, relazionali e comunicative.

La ludoteca di Outdoor diventa così un luogo d’incontro e di scambio tra persone diverse desiderose di vivere e condividere la stessa esperienza di “vita autentica”, dove si fondono i paradisi perduti della natura, le cime tempestose e la pappatoria alta.