google
immagine da pixabay

Il numero due di Google, Vint Cerf lancia l’allarme:  l’inconsapevole digitalizzazione rischia di portarci in un nuovo Medioevo. “Stampate le foto”

Sfogliare un album fotografico, un’azione sempre più inusuale. Visitare un museo e passeggiare attraverso documenti e reperti storici che ci hanno permesso di conoscere la storia del mondo, la nostra storia, potrebbe diventare sempre più difficile. Tutta l’epoca moderna potrebbe finire in un grande buco nero digitale che produrrà un gap storico per le prossime generazioni. Questo è l’allarme lanciato da Vincent “Vint” Cerf, uno dei padri fondatori di internet nonché numero due di Google.

Il Chief Internet Evangelist (letteralmente, Evangelista-Capo di Internet), in occasione del meeting annuale della American Association for the Advancement of Science, ha lanciato proprio questo incredibile allarme. La digitalizzazione alla quale tutti ricorrono, salvare in un cloud foto e documenti, potrebbe portarci verso un “nuovo Medioevo“. Chi, in futuro, cercherà di comprendere qualcosa in più sulla società dei primi anni 2000, si troverà davanti ad un’incredibile mancanza di reperti a causa di una tecnologia che non prevede prove materiali. Se si pensi all’utilizzo dei floppy disk degli anni ’90, ancora funzionanti ma attualmente privi supporti in grado di leggerli, è facile immaginare come la stessa situazione possa verificarsi in futuro.

“Se avete foto importanti, stampatele”

Pensando a 1000, 3000 anni nel futuro, dobbiamo domandarci: come preserviamo tutti i bit di cui avremo bisogno per interpretare correttamente gli oggetti che abbiamo creato? Senza neanche rendercene conto, stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che rischia di diventare un buco nero dell’informazione“. E aggiunge Garf: “Nei secoli a venire chi si farà delle domande su di noi incontrerà delle enormi difficoltà, dal momento in cui la maggior parte di ciò che ci lasceremo dietro potrebbe essere solo bit non interpretabili“. Per questo l’invito è molto semplice: “Se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele“. Si legge su Huffington Post.

Quale potrebbe essere la soluzione? Il “manoscritto digitale“, un documento su cui sono iscritte le istantanee, anche di software e sistema operativi, per riprodurre i contenuti salvati. Una nuova tecnologia su cui stanno lavorando gli ingegneri della Carnegie Mellon University di Pittsburgh.

Ma, oltre alla memoria storica di cui non tutti possono sentirsi responsabili, l’idea di stampare fotografie potrebbe comunque essere un modo per regalare ai nostri figli il piacere di sfogliare un album di ricordi.