Mario Draghi Transizione Ecologica
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Mario Draghi, come primo punto importante da affrontare, ha scelto la scuola. L’ex presidente BCE vuole tentare di unire e non dividere

Un programma che dovrà tendere ad unire, a cementificare un rapporto che, almeno negli ultimi tempi e (soprattutto) nei Governi passati, non era stato più così florido e ferreo come lo era stato all’inizio, soprattutto per colpa di “franchi tiratori” che si erano insinuati nella maggioranza. Ora, Mario Draghi ha il compito per nulla facile di continuare l’operato che il Governo Conte Bis stava già portando avanti con ottimi risultati. L’obiettivo dell’ex governatore di Bankitalia è senza dubbio quello di non toccare temi troppo divisivi, almeno inizialmente.

Se la coalizione dovrà essere ampia e, soprattutto, dovrà contenere anime diverse al suo interno (e questa rappresenta forse l’incognita più grossa), allora l’importante è non partire con il piede sbagliato. L’ex presidente della BCE ha come compito quello di portare quanti più punti vaghi e ampi possibili, sui quali si possa discutere con calma e ragionare soprattutto nella collettività, mettendo d’accordo teste diverse e soprattutto pensieri radicalmente opposti. Centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle saranno chiamati, in qualche modo, ad una prova di maturità davvero forte e indispensabile, dati i tempi che corrono.

Soprattutto, è su di loro che Mario Draghi punterà e farà affidamento per proporre la sua idea di Governo e per provare a sistemare e far quadrare i conti. La domanda, però, che davvero si chiedono tutti è: da dove partirà il nuovo premier per il suo programma? L’ex governatore di Bankitalia è andato sul sicuro ed ha scelto due argomenti principali (ma divisivi): il Recovery Plan e il piano per i vaccini.

Un piano “democristiano”

Il piano architettato da Mario Draghi, almeno per com’è stato stilato, potrebbe davvero accontentare tutti e cementificarne l’unione in questo momento di crisi. C’è spazio per tantissimi argomenti di varia estrazione, dall’ambiente alla giustizia civile, dal fisco alla pubblica amministrazione. Naturalmente, c’è anche spazio per il piano vaccinale (che è forse la cosa principale in questo momento) e soprattutto per il piano scolastico. Proprio quest’ultimo è uno degli argomenti più ostici su cui il Governo Draghi si dovrà soffermare. A dispetto di tutte le dicerie, Lucia Azzolina ha fatto il suo dovere da ministro. Il problema principale, però, è che più volte si è dovuta scontrare con una mancanza di risorse che non le ha permesso di operare in tranquillità e serenità. E questa sarà sicuramente una delle difficoltà anche del nuovo Governo.

Proprio per questo, si ha la sensazione che la questione, almeno per il momento, possa essere rinviata tra Giugno e Settembre. Questo, più che altro, per capire se muoversi in un senso o nell’altro e tentare di architettare un piano sufficientemente intelligente. Il problema, più che nel piano stesso, sta nel dopo. Nel senso che, risolta l’emergenza, non si ha una certezza per il futuro. Non si sono creati piani ad hoc per pensare ad un “poi”, ad un post-emergenza che, in ogni caso, resterebbe forse la cosa più importante da pianificare. Per cui, quasi sicuramente, Mario Draghi dovrà pensare anche a questa esigenza.

Consapevole dei molti temi divisivi (immigrazione, MES, giustizia), l’ex BCE potrebbe raccogliere dai partiti le indicazioni sui temi che considerano esplosivi. Quasi sicuramente, però, dato l’alto prestigio della figura e il suo attestarsi sulle posizioni del baluardo europeista, alla fine il nuovo premier incaricato si incanalerà nel binario che lui ritiene più giusto, ovvero quello che porta sulle posizioni del Recovery Plan. Mattarella ha dunque scelto il male minore in una situazione di estrema emergenza. Ha puntato sul cavallo vincente, su colui che, sicuramente, continuerà l’opera (seppur scalcagnata) cominciata dal Governo giallo-rosso.