Guerriere curde, lo spauracchio dei terroristi



Le guerriere curde, la più grande paura degli uomini dell’Isis

Le guerriere curde, la più grande paura degli uomini dell’Isis

“Quando metto il dito sul grilletto penso alle donne curde, a tutte le donne del mondo e a coloro che hanno a cuore la libertà e la pace”, dichiara una delle leader delle formazioni YPG, le Unità per la protezione della popolazione, ogni giorno minacciata e uccisa dai terroristi dell’Isis.

Persone che non hanno paura di farsi esplodere nella piazza di un centro abitato, che non hanno paura di farsi uccidere da un uomo in battaglia temono di morire per mano di una donna armata, talmente tanto che molte volte sono costretti a ritirarsi.

Guerriere curde, lo spauracchio dei terroristi
Guerriere curde, lo spauracchio dei terroristi

E queste donne non sono da sottovalutare, armate dall’indignazione, un senso di giustizia e forse anche dalla paura. Combattono come leonesse pur essendo gracili di corporatura, come ha dichiarato Karim Franceschi in un’intervista,  italiano di 25 anni, volontario per mesi a Kobane per affiancare i curdi, aggiungendo inoltre che spesso diventano le leader dei loro colleghi uomini per la forza e il coraggio mostrato. “Uccidere è sbagliato”  – dicono loro – “ma non vediamo altre possibilità”. 

Combattono augurandosi di non cadere mai vive nelle mani del nemico, addestrandosi con impegno e dedizione e animate da rabbia e motivazioni profonde dovute soprattutto alle condizioni in cui i terroristi fanno vivere ogni giorno le donne del loro popolo.

Il progetto che queste donne stanno portando avanti va ben oltre la sconfitta dei terroristi dell’ISIS e riguarda di più l’idea di una società nuova, caratterizzata dal recupero delle proprie radici culturali costantemente umiliate dalla violenza del terrorismo e dei regimi.

Muoiono e lottano, in un certo senso, per tutti coloro che ancora generalizzano usando frasi come “Bastardi islamici” e riempendone giornali, televisioni e radio.

Intanto cosa ne pensa l’Occidente? La lotta all’Isis, soprattutto dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni, dovrebbe essere spietata, eppure se si guarda alla politica occidentale adottata nei confronti della Turchia di Erdogan, paese nell’orbita UE e riferimento occidentale, la posizione dell’Europa diventa ancora meno chiara.

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