7° Arte: #15 I sette Samurai – L’eroismo narrativo e politico



i sette samurai

“I sette Samurai” è l’opera magna di Akira Kurosawa, il cineasta giapponese più famoso di tutti i tempi. Film in bianco e nero del 1954 della durata integrale di 202′, “Shichinin no Samurai” è l’avvento dell’eroismo narrativo e politico

Il cinema è un fenomeno che congiunge l’innovazione industriale ed economica con il pensiero collettivo della massa. Abbiamo spesso parlato di come sogni e realtà siano stati in grado di affrontarsi, convivere o persino confondersi all’interno di una pellicola.

Ma spesso e volentieri anche la realizzazione più artistica deve contestualizzarsi. Per quanto mistica e ultraterrena possa diventare, nei meandri della storia del cinema sono molteplici i film che sono stati in grado di rappresentare la realtà, per poi cambiarla.

Un messaggio da destinare alle masse. Che sia per ricordare, per onorare o per denunciare orrori politico-sociali, i film sono sempre stati in grado di comunicare al cuore dello spettatore per insegnarli ciò che è stato e ciò che potrebbe essere.

La nascita degli eroi e del loro cammino

I sette Samurai è ambientato nell’Era Sengoku di un Giappone in forte crisi politica, un periodo che si protrasse dalla metà del XV secolo fino agli albori del ‘600. I tanti feudi formatosi erano in continuo conflitto tra di loro.

Le più frequenti e violente vittime di quel periodo storico erano i contadini.

È così che un disperato pugno di contadini recluta in cambio del riso un gruppo di samurai altrettanto sull’orlo del baratro.

I 7 compiranno un viaggio al fine di salvare la componente contadina, vittima degli abusi e dei saccheggi dei briganti. I rapporti che susseguiranno, gli amori inaspettati all’interno del villaggio, ogni aspetto della vita potrà rappresentare una minaccia per i sette Samurai che dovranno a qualsiasi costo portare a termine la loro missione.

Il dramma storico, l’epico e l’avventura

I sette Samurai è da considerarsi un caposaldo della narrazione del dramma storico. Un genere narrativo che prenderà sempre più piede negli anni successivi ma che nel 1954 rappresentò una vera e propria rivoluzione all’interno delle grandi sale.

La rappresentazione di guerrieri e soldati, armati di scudo e spada, diverrà una delle più commerciali e iconiche all’interno della Settima Arte.

Questo film è inoltre da considerarsi come basato e incentrato sull’epicità, alternando i ritmi tra l’animo frastornato di un Samurai e i suoi combattimenti, resi al meglio sotto un montaggio che in questo genere narrativo prende sempre più importanza focale.

Il genere avventuresco fonda le sue radici nel coraggio di Kurasawa nel portare al cinema un film che superasse l’intrattenimento  e persino gli altri generi narrativi fin lì sperimentati, trasmettendo allo stesso tempo un messaggio politico: la lotta tra la terra (metaforizzata con la figura del contadino) dinanzi al potere, spesso ignaro e irriconoscente (la crisi orientale e la violenza dei briganti).

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