Ici/Imu per le scuole paritarie: la sentenza è servita

La Corte di Cassazione si esprime a favore del Comune di Livorno sul pagamento dell’Ici per le scuole paritarie. Polemiche bipartisan contro la pronuncia

In un periodo molto particolare per la scuola pubblica, divisa fra aumenti delle tasse scolastiche, riduzione dei finanziamenti pubblici e classifiche valutative varie, arriva come un fulmine a ciel sereno la stangata anche per le scuole paritarie.

In questo caso gli istituti colpiti saranno quelli religiosi (rappresentanti la maggioranza sul territorio italiano) che, rispetto ai “trattamenti di favore” ricevuti in questi anni, si vedranno recapitare un bel conto salato.

La Corte di Cassazione si è infatti pronunciata sulla richiesta del Comune di Livorno in merito al pagamento dell’Ici, nel periodo 2004 – 2009, da parte degli istituti religiosi.

La Cassazione ha espresso parere favorevole in merito alla richiesta dell’Ente in quanto “poiché gli utenti della scuola paritaria pagano un corrispettivo per la frequenza, tale attività è di carattere commerciale, ‘senza che a ciò osti la gestione in perdita’”.

scuole paritarie
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La storica sentenza, che sicuramente avrà ricadute in tutti gli altri territori dove sono presenti queste scuole, ha messo in allarme diverse personalità non solo religiose.

A difesa delle scuole paritarie, al contrario di quanto accade quando si parla di scuola pubblica, è intervenuto uno schieramento bipartisan che condanna fermamente la pronuncia definendola quasi un sopruso contro questi istituti.

Gabriele Toccafondi (Ncd e sottosegretario all’istruzione), Edoardo Patriarca (Pd) e Elena Centemero (Forza Italia) hanno subito lanciato l’allarme, affermando che in questo modo si rischierebbe di far collassare un intero sistema che collabora per l’istruzione e l’educazione dei ragazzi.

Per i tre rappresentanti le richieste di pagamenti porterebbero alla chiusura di molte scuole e all’aumento della retta per altre e per questo motivo richiedono un forte intervento statale (sia chiaro non per la scuola pubblica) per mantenere in piedi l’intero sistema.

Sulla stessa linea don Francesco Macrì, presidente della Federazione Istituti di attività educative (chie riunisce le scuole paritarie) il quale si spenge anche oltre affermando che  “il profitto nelle scuole, che non siano i cosiddetti diplomifici, non esiste. Queste scuole finora sono sopravvissute perché sostenute dai religiosi – preti o suore – che lavorano a titolo completamente gratuito”.

In maniera del tutto casuale, proprio quando il settore pubblico continua a soffrire per le diverse riforme a (s)favore dell’istruzione(vedi “buona scuola”, in cui è presente l’articolo 19 che disciplina l’ introduzione della detrazione delle spese sostenute per la frequenza scolastica nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie paritarie, per un importo annuo massimo di 400 euro a studente, e futura “buona università”) arriva il “colpo gobbo” per gli istituti privati.

Per il momento non è ancora parità… Sperando di non arrivare al pagamento dell’Ici per tutti gli istituti.