Iran: elezioni, vince Rohani



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Donne al voto

I moderati riformisti di Rohani conquistano la piena vittoria in Iran, mentre per i conservatori sembra profilarsi la sconfitta.

Iran – Il vento sta cambiando nella politica iraniana. Lo dimostrano i risultati delle ultime elezioni, dove i moderati hanno guadagnato pieno consenso. L’affluenza si è rivelata più che positiva, considerando che essa è stata stimata intorno al 60 % dei votanti aventi diritto. Piena vittoria nelle città, soprattutto nella capitale Teheran dove i sostenitori ed alleati del presidente hanno conquistato 30 seggi su 30, mentre il risultato è stato meno soddisfacente nelle aree rurali e provinciali, dove è più forte la presenza conservatrice e fondamentalista. Una tappa significativa, dal momento che, da anni, il Parlamento e l’Assemblea erano sotto il cIranontrollo dei conservatori vicini all’Ayatollah Ali Khamenei. La causa di questo stravolgimento elettorale è probabilmente dovuta alla politica di disgelo con l’Occidente perseguita dallo stesso Rohani, soprattutto in merito all’accordo per la riduzione del programma nucleare iraniano e la fine delle sanzioni. Sembrerebbe temporaneamente finita l’era del conservatorismo laico di Ahmadinejad, molto più ostile a qualsiasi apertura. Il voto popolare al leader dei moderati riformisti assume dunque il significato di un’attribuzione di fiducia nel progetto di rilancio politico ed economico del Paese. La Repubblica Islamica sembra sia effettivamente uscita da una condizione di isolamento geopolitico, intessendo rapporti con alcuni stati occidentali (fra cui l’Italia), ma soprattutto con la Cina, con la quale l’apertura di una grande via commerciale è in fase di avvio, una nuova “via della seta” che potrebbe condurre a risultati e benefici per i due Paesi e non solo. Gli Stati Uniti, i quali hanno da sempre osteggiato le politiche dell’Iran, (tanto da includere la nazione fra i membri del cosiddetto “asse del male”), hanno colto l’occasione per sbizzarrirsi nelle proprie esternazioni di entusiasmo, parlando di “cambiamento radicale”. Rohani, moderato ma certamente non filo-atlantista, ha smentito le maliziose aspettative statunitensi, affermando che l’Iran non cambierà linea e forma politica nonostante le aperture. Del resto, il presidente ha preso le distanze dalle ambigue “rivoluzioni” colorate che hanno caratterizzato i recenti avvenimenti denominati “primavera araba”, dove più che i popoli desiderosi di libertà, ad essere entrati in gioco sono numerosi ribelli di dubbia provenienza politica (molti dei quali finanziati sottobanco dall’Occidente), i quali hanno portato alla destabilizzazione di molti Paesi dell’area mediorientale, Libia in primis, contribuendo indirettamente alla facilitazione dell’avanzata dello Stato Islamico.

In ogni caso, ora che il rieletto leader dei riformisti ha nuovamente in mano le redini del Paese, resta da osservare quale sarà l’esito di questa “politica dell’apertura”.

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