john lennon
Immagine da Pixabay

L’8 dicembre 1980 il mondo faceva i conti con una perdita immensa, quella di John Lennon. A quarant’anni dalla sua scomparsa l’artista è una leggenda

John Lennon è vivo nell’immaginario culturale e collettivo di tutte quelle generazioni che con la sua musica sono cresciute. Eppure quarant’anni fa, l’8 dicembre 1980, la sua morte sconvolse il mondo. L’assassinio avvenuto per mano di Mark David Chapman procurò una frattura nell’equilibrio e nella pancia di una delle band più acclamate di sempre, i Beatles.

I Just Shot John Lennon” che tradotto in italiano vuol dire: ‘Ho appena sparato a John Lennon‘ sono le dichiarazioni fredde e distaccate del suo assassino. Chapman con quel gesto folle e privo di logica in una manciata di secondi ha calpestato gli ideali di pace e di non violenza raccontati da John Lennon, di cui tuttora Imagine (1971) è il manifesto espressivo.

Imagine e la sua funzione di eternizzare un mito

Ed è proprio questa canzone che rende il ricordo di Lennon tangibile. L’ex dei Beatles rivive in ogni singola strofa cantata ed è senza dubbio una leggenda che si ripete e si rafforza nel tempo. Spetta infatti ai brani il compito di rendere eterni gli interpreti, quando un grande come John Lennon scompare, eredita un seguito di memorie condivise che vengono tramandate a giusta memoria di un mito.

La notte dell’assassinio

La notte dell’8 dicembre di quarant’anni fa, John Lennon stava facendo rientro presso la sua abitazione al Dakota Building in compagnia della moglie Yoko Ono, quando fu raggiunto da cinque colpi di pistola. Proprio quella mattina il destino volle che fosse scattata una delle fotografie più iconiche e rappresentative dell’artista. Doveva essere la copertina per un servizio di “Rolling Stone“, quella immortalata da Annie Leibovitz, si è poi trasformata nel testamento visivo dell’artista.

Il celebre scatto propone John Lennon in posizione fetale che completante nudo abbraccia una Yoko Ono invece vestita interamente di nero. Con quei momenti di posa ancora nella mente e immerso nel sangue, Lennon riuscì a stento ad avvisare che era stato sparato. Trasportato poi d’urgenza al Roosevelt Hospital, proprio lì fu dichiarato morto alle 23:15.

Chapman ha sparato alla cultura popolare

Sono trascorsi quarant’anni eppure i motivi che spinsero Chapman a sparare, sono ad oggi avvolti nel mistero. La versione più convincente è quella di un accanito fanatismo religioso che lo avrebbe spinto ad uccidere l’uomo che aveva definito Dio solo un concetto e lo aveva messo nero su bianco nei testi delle sue canzoni. Il killer di Lennon dopo diversi ricorsi continua a vedersi rifiutare la libertà vigilata, un atteggiamento giudiziario che conferma un reato commesso non solo verso un uomo, ma verso una intera generazione di folle che ancora oggi rendono Lennon una leggenda vivente.

Infatti Chapman non ha sparato soltanto all’ex dei Beatles, ma ha colpito la cultura popolare di cui era figlio. Ha ferito un moto ispiratore di pacifismo che è tuttavia sopravvissuto alla violenza del gesto stesso. Nell’anno in cui il mondo deve fare i conti con una pandemia, le restrizioni non consentiranno tributi ed altri omaggi di solito destinati all’artista. Poco importa, poiché la pace non disturba, ma osserva silente la deriva delle acque. Quelle in cui versa l’umanità non sono calme, ma possono ancora essere mitigate e sperare di raggiungere almeno idealmente quelle sensazioni cantate in Imagine. Il mondo lo deve a John e al suo intramontabile messaggio.

Ecco il video di Imagine