José Saramago e quel Paese dove non morì nessuno

Saramago

Sette anni dopo il Nobel, ricevuto nel 1998, José Saramago scrisse Le intermittenze della morte, la storia di un non meglio identificato Paese nel quale, dalla sera alla mattina, la gente smette di morire

Immaginate di svegliarvi un giorno, magari il primo dell’anno, e di iniziare a constatare un fatto molto singolare: la gente ha smesso di morire. La prima reazione, probabilmente, sarebbe di gioia incondizionata ed una sorta di euforia, di fatto, è proprio ciò che invade anche il misterioso Paese descritto da Saramago, nel momento in cui i suoi abitanti si rendono conto che la morte ha smesso di mietere vittime.

E il giorno seguente non morì nessuno: così inizia il romanzo del premio Nobel portoghese. E quella “e”, in apertura, getta il lettore direttamente in medias res, come se si stesse seguendo il filo di una storia iniziata già da tempo. In effetti, quella narrata da Saramago è proprio una storia già avviata, addirittura, si potrebbe dire, vecchia come il mondo: L’intermittenza della morte ha un preambolo tanto lungo quanto l’intera vicenda del genere umano.Saramago

I primi capitoli scorrono veloci, sebbene l’intrecciarsi delle parole, adoperate dallo scrittore per descrivere il caos derivante dallo straordinario evento, sia cosa ben diversa rispetto ad una classica narrazione. Niente virgolette a segnalare i dialoghi, nessun punto interrogativo ad indicare le domande, periodi lunghissimi capaci di mettere a dura prova l’attenzione: questa è la singolare prosa di fronte alla quale Saramago pone il lettore.

Si sarebbe tentati di pensare, sbagliando, ad una sorta di prova da superare per poter accedere ad un contenuto che sfiori l’incomprensibile, ma è ben lontano dall’autore il proposito di celare riflessioni filosofiche dietro una narrazione fuori dal comune. Sembrerebbe che lo scrittore voglia semplicemente metterci di fronte ad una situazione totalmente assurda e trarne fuori, sotto i nostri occhi, tutte le implicazioni.

Ma che strana storia è mai questa raccontata da Saramago? Di protagonisti non se ne trovano, quanto meno non con le classiche caratteristiche dei protagonisti dei romanzi contemporanei. L’unico personaggio del quale si conosca il nome è la morte, e anche qui, il fatto che si sottolinei che si tratta della morte e non della Morte, fa sorgere qualche dubbio.

È un essere alquanto strano la morte di Saramago, e lo è, paradossalmente, perché nell’aspetto aderisce pienamente all’immagine classica che si ha di lei: uno scheletro, munito di falce, avvolto in un sudario. Ma, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da tradizione, questa morte compie azioni a dir poco fuori dallaSaramago normalità. Si concede il lusso di scioperare per mesi, senza alcun permesso da parte dei superiori, al fine di dimostrare all’umanità quale disastro si verificherebbe se lei non ci fosse. E c’è da dire che questo disastro Saramago ce lo pone di fronte, senza riserve, in tutta la sua apocalittica mostruosità.

Le infrazioni della morte al codice delle leggi del mondo, però, non si fermano a questo: rendendosi conto di quale crudeltà fosse stata quella di prendere con sé gli uomini, senza dar loro il tempo di congedarsi dal mondo come meglio credevano, quando finalmente decide di riprendere il proprio servizio, la morte di Saramago inizia ad inviare lettere di avviso. Le lettere viola della nera signora prendono ad approdare nelle case dei poveri malcapitati, diventando l’incubo dell’intero Paese senza nome.

Se qualcuno dovesse pensare che i capovolgimenti dell’ordine naturale delle cose siano finiti qui, si sbaglierebbe di grosso: una lettera, rispedita più volte al mittente, costringe la morte ad assumere forma umana e a scendere personalmente in campo per bussare alla porta del solitario musicista al quale la missiva era destinata.

Il finale del romanzo costituirà il definitivo crollo della logica sotto i colpi dell’immaginazione di Saramago. È questo il prezzo da pagare per poter accedere ad uno spazio fantastico entro il quale le persone non muoiono e la morte è capace di amare, uno spazio di pura creazione in cui sono dettagliatamente presentati tutti i corollari di un ipotetico mondo dove la gente decade senza poter morire.