Morata
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La Juventus ha messo in luce molte difficoltà di manovra senza una punta di riferimento, amplificate dalle assenze dei costruttori di gioco. L’importanza di Morata

Alvaro Morata rende la Juventus una squadra. Un agglomerato di campioni, con buone qualità, che senza il riferimento dello spagnolo viaggiano allo sbaraglio alla ricerca di una meta. I bianconeri non hanno un altro giocatore con le sue caratteristiche e si nota soprattutto quando oltre alla punta, mancano anche calciatori di qualità. Pirlo ha dovuto fare a meno di Bonucci, Arthur e Cuadrado, tre giocatori fondamentali per costruire l’azione in modo pulito e superare il pressing in modo corretto, senza incorrere in rischi da cuore in gola.

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Contro il Verona questi problemi sono stati amplificati dall’assenza di Danilo, giocatore chiave che mancherà contro il Porto nel ritorno di Champions League. Ma torniamo al nostro discorso: la Juventus può giocare senza Morata? In questa fase della stagione sicuramente no. Kulusevski sembra soffrire il gioco spalle alla porta e snaturandosi perde tutto il suo talento.

Buon pressing, palla all’avversario

Quando la Juventus affronta squadre che fanno del pressing la loro arma vincente, è costretta a giocare in modo molto più lucido e veloce, cosa che non gli riesce soprattutto quando in campo non si eccelle per qualità. La soluzione è la palla alla punta, per scavalcare le linee e aggredire la seconda palla o beneficiare di una sponda. In teoria si, in pratica per nulla. Contro il Verona (qui la cronaca), i bianconeri hanno spesso regalato il pallone agli avversari proprio per la paura di costruire dal basso, visto il recente scivolone contro il Porto. Lancio in avanti e palla sistematicamente agli avversari, con Kulusevski sempre sconfitto (in partenza) sul gioco aereo.

L’unica soluzione senza Morata è quella di giocare sempre con un ritmo alto, senza paura di perdere un pallone e farsi aggredire dall’avversario. Circostanza che si è verificata nel primo tempo contro lo Spezia, ma soltanto in quella occasione. Per farlo ovviamente servono giocatori in fiducia.

Attacco alla profondità: Madama meno prevedibile

Tic, tac, tic, tac e zero tiri in porta. Un ripetersi di schemi prevedibili, che portano gli avversari ad anticipare sempre la giocata. La Juventus delle ultime uscite si è appesa agli strappi vincenti di Chiesa e al cinismo di Ronaldo, niente di più, visto il calo di Bentancur e l’inconsistenza di Rabiot. “Gira veloce la palla sull’esterno” questo è il diktat di Pirlo, che però a centrocampo non riescono ad interpretare, con la palla che si muove piano e fin quando arriva sulla fascia, la difesa rivale si ricompatta in modo ordinato. L’idea è sicuramente giusta, l’interpretazione è sbagliata.

Contro lo Spezia (QUI LA CRONACA), Morata ha impiegato un minuto per mettere le cose in chiaro, con un movimento sul primo palo tipico di un attaccante. Ma non è questo che risalta all’occhio. La retroguardia ligure ha giocato con una difesa molto alta, che però è stata poco attaccata dalla Juventus con lanci in profondità. Con lo spagnolo in campo, Alex Sandro e Danilo sono andati a nozze e hanno trovato sempre numerose tracce alle spalle dell’ultimo difendente, attaccato con il giusto tempismo da Morata.

La spalla di Ronaldo

Non lo scopriamo certo oggi che il portoghese va a nozze con giocatori che gli aprono gli spazi e che dialogano spesso con lui. Morata, soprattutto ad inizio stagione, si è “Benzemizzato” diventando il giocatore più importante a disposizione di Pirlo. L’area di rigore si riempie meglio e i difensori sono sempre costretti ad aumentare la soglia di attenzione. Il tecnico bianconero ora prega di ritrovare tutti e di non perdere più il suo numero nove. Anche Kulusevski è in ginocchio e si unisce alle preghiere. Ha sofferto abbastanza, ora è tempo di cantare l’inno della gloria nel ruolo giusto.

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